Ancora Warriors, ancora Durant: le sue Finals, la sua vittoria, il suo futuro

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Kevin Durant, Golden State Warriors

Alla fine ha avuto ragione lui. Lui, proprio lui, Kevin Durant, il nome più caldo quando si parla di NBA in questo particolare periodo nell’anno. Dapprima una regular season lontana dalle migliori ai tempi dei Thunder, un cammino nei playoff alle spalle di uno Stephen Curry d’annata, probabilmente il più straordinario visto in postseason in carriera. Poi, nelle Finals, una Gara 1 deludente, ad altissimo rischio per il suo peso sulla serie contro i Cavaliers tanto quanto, soprattutto, per gli Warriors, a un passo dall’incredibile sconfitta. Infine lo sweep, con lui protagonista assoluto soprattutto nei due successi in quel di Cleveland. “Facile vincere arrivando in una squadra con 73-9 di record l’anno precedente“, dirà imperterrito chi lo critica. Facile questo, facile quello: sarà, ma alla fine ha avuto ragione Durant.

LE SUE FINALS

Certo, Curry avrebbe meritato un degno riconoscimento per i fantastici playoff giocati, anche e soprattutto contro i Cavaliers. Difficile, però, chiudere gli occhi e far finta di nulla di fronte a 28.8 punti, 10.8 rimbalzi e 7.5 assist, con il 52.6% dal campo e il 41% da oltre l’arco. Numeri che, seppur incredibili, non raccontano la sua grandezza nelle Finals, dove Durant ha dimostrato di essere oggi più che mai uno dei migliori all-around player della Lega, grazie a 2 stoppate di media e a una presenza costante e devastante in difesa a unirsi al piatto già ricchissimo delle sue statistiche. Il numero 35 non è soltanto immarcabile in attacco, con il suo miscuglio di atletismo e tecnica da manuale, ma sa rendersi utile in ogni momento della partita. E quei 43 punti in Gara 3, con 13 rimbalzi e 7 assist, ad arrivare nella notte in cui Curry e Thompson non vanno oltre i 21 punti combinati, con un delirante 7/27 al tiro. E’ il canto del cigno di Cleveland, spento dal ruggito di Durant.

LA SUA VITTORIA

Con la prima tripla-doppia in carriera nella serie finale, arrivata in una Gara 4 da 20 punti, 12 rimbalzi e 10 assist, Durant supera il record di franchigia di Curry per punti segnati in una singola avventura nei playoff, a quota 595 contro i suoi 594 del 2014/15. Soprattutto, si porta a casa il secondo titolo, con annesso Most Valuable Player delle Finals, consecutivo. Qualche dichiarazione di pura rabbia dopo essersi (ri)preso tutto si poteva evitare, in particolare quella riguardante LeBron James: “E’ facile essere il miglior giocatore quando non hai buoni giocatori che ti circondano“. Il Re a Cleveland ha lottato da solo contro tutti e, se non ha avuto alcuna chance di conquistare l’anello, è stato soltanto perché una squadra come gli Warriors è imbattibile di fronte all’onnipotenza cestistica di un singolo. Parole a parte, Durant ha zittito tutti sul parquet. Chi lo accusa è destinato a finire nel dimenticatoio dei libri di storia del basket, che trovano ancora posto per il suo nome tra chi ha vinto. Inutile negare l’evidenza. Quanto ha conquistato prima di Golden State, ovvero un titolo di MVP (2013/14), il titolo di Rookie of the Year (2008) e le quattro regular season chiuse da miglior marcatore, rabbrividisce rispetto ai traguardi conquistati da quando Durant è approdato agli Warriors.

IL SUO FUTURO

Motivo per cui, il numero 35 non è di fronte alla decisione più complessa della propria carriera in questa offseason. Difficile pensare che rinunci alla player option da oltre 26 milioni di dollari per lasciare Golden State. Più probabile pensare che possa non fermarsi qui e firmare l’ultimo grande contratto della propria carriera per i prossimi cinque anni, a 219 milioni, proprio con gli Warriors. Al fianco di Curry, già sicuro di restare fino al 2021/22. Poi, il ritiro?

In questo gioco per stare al top hai bisogno di studiare sempre, lavorare sul tuo gioco. E’ come essere a scuola e sappiamo tutti che non puoi stare a scuola per sempre. Ho in mente un numero, il 35. Potrei smettere a quel punto

Con due “doppi” titoli in tasca, l’eredità di Durant è già al sicuro. Siamo certi, però, che il fenomenale protagonista degli Warriors non abbia alcuna intenzione di fermarsi qui. A quota tre anelli c’è proprio James, a quota cinque Kobe Bryant, a quota sei sua maestà Michael Jordan, oltre a tanti altri meravigliosi protagonisti della storia NBA sparsi tra questi numeri. Durant vuole essere tra loro, oggi e ancor di più nel futuro. Insieme agli Warriors, la vera vittoria della sua carriera. Alla fine, ha avuto ragione lui.

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