Dal fallimento al trionfo: Trieste può continuare a sognare

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Alma Pallacanestro Trieste – © 2018 facebook.com/almapallacanestrotrieste

Sono passati ben 14 anni dall’ultima volta. Correva la stagione 2003/04 quando la città di Trieste vide per l’ultima volta una sua squadra calcare i parquet di Serie A. Certo quella fu una stagione negativa culminata, sul campo, con la retrocessione e, a livello societario, con il fallimento. Una disfatta per una città che vive di pallacanestro. Infatti non è stato un caso se, immediatamente dopo il fallimento della storica Pallacanestro Trieste, tutti i tifosi bianco-rossi si siano mobilitati per riportare fin da subito il basket all’ombra del capoluogo giuliano.

Nella stagione immediatamente successiva infatti, una nuova società, la Pallacanestro Trieste 2004, prese parte al campionato di Serie B2, ottenendo, in quella stessa stagione la promozione in Serie B d’Eccellenza. Seguirono una serie di alti e bassi, terminati, nella stagione 2008/09, con la promozione in Serie A Dilettanti.
Nel 2011/12 finalmente il tanto atteso ritorno nel secondo campionato nazionale, dopo un sofferto spareggio promozione contro Chieti, concluso solo in Gara-5 (quell’anno furono promosse anche Trento e Ferentino).
Le stagioni seguenti videro la squadra, già allenata da coach Dalmasson, ottenere, di anno in anno, risultati sempre migliori, dal 14° posto della stagione 2013/14 al fino 3° dell’anno scorso, terminato con la finale playoff persa contro la Virtus Bologna, e con le semifinali di Coppa Italia LNP.

Ma era evidente che si trattava solo di una questione di tempo. Perché una piazza come quella di Trieste merita di avere una squadra in Serie A e quest’anno, finalmente, è tornata di nuovo lì, nel campionato che merita e dal quale mancava da troppo tempo.

Quello appena concluso è stato un campionato dominato dalla prima all’ultima giornata, sempre in testa al suo girone, con un lieve calo nella parte centrale della stagione che però non ha affatto minato le certezze di questo gruppo, che tanto deve alle qualità del suo coach, in grado di costruire una squadra che rispecchiasse appieno la sua idea di pallacanestro.

Dall’esperienza di Cavaliero (MVP della finale grazie alle 7 triple messe a segno nella decisiva Gara-3) e Cittadini, alla solidità di Bowers e Da Ros, passando dall’estro di Mussini e Fernandez: questa squadra era il giusto mix di ciò che serve per fare il salto di categoria. Ma l’elemento in più è stato indubbiamente Javonte Green, un giocatore di un’altra categoria che a Trieste è riuscito a crescere e migliorarsi fino a diventare un top player per la A2…e chissà se potrà esserlo anche al piano di sopra. Se per alcuni è un giocatore che deve ancora dimostrare il suo vero valore, per altri è già potenzialmente in grado di giocare in un team di Eurolega. Fatto sta che Trieste vorrebbe trattenerlo anche in Serie A, sebbene le richieste per il giocatore che durante i playoff ha avuto 19ppg, 7.77rpg e 2.15rec non siano poche. D’altra parte, sono sicuri di rimanere nel club giuliano anche la prossima stagione sia Daniele Cavaliero che Matteo Da Ros, e probabilmente anche Juan Fernandez, il cui destino dipenderà molto dalle sue condizioni fisiche. Chi sicuramente andrà via (in prestito) sarà Lorenzo Baldasso, mentre è da valutare la posizione di Giga Janelidze.

Una cosa però è certa: Trieste, dopo 14 anni, è tornata in Serie A con l’intento di restarci a lungo e, con una giusta programmazione, tornare ai vertici della pallacanestro nazionale, anche perché l’ultimo scudetto, targato Ginnastica Triestina, risale a quasi 80 anni fa (stagione 1940/41).

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