Incubo Warriors, fattore Paul e una pazza estate: il futuro dei Rockets

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Houston Rockets – © 2018 twitter.com/rockets

Definire deludente una stagione fatta di 65 vittorie, la migliore nella storia della franchigia, nonché unica sopra quota 60 successi, potrebbe sembrare quantomeno eccessivo. Il problema per i Rockets è stato fermarsi, per la seconda volta in quattro anni, alle Finali di Western Conference. Sempre contro gli Warriors, questa volta più che mai vicini a capitolare anzitempo nella corsa al titolo nel quadriennio magico insieme a coach Steve Kerr. Arrivare anche alla doppia cifra di vantaggio nella decisiva Gara 7, però, non significa né un ritorno alle Finals né, soprattutto, l’anello. E questa per i Rockets può chiamarsi, almeno in minima parte, delusione.

HARDEN E PAUL

I due fattori principali di ogni successo in questa comunque principesca stagione per Houston sono stati James Harden e Chris Paul, non a caso infortunatosi sul più bello dopo aver portato il team di Mike D’Antoni avanti per 3-2 contro Golden State. Insieme hanno prodotto 49 punti, 10.8 rimbalzi, 16.7 assist e 3.5 palle rubate a partita, oltre a un clamoroso record fatto di 44 vittorie su 49 uscite. Numeri devastanti, che impongono ai Rockets di provare a trattenere Paul in sede di free agency. Senza sperperi, però, è senza avvicinarsi al possibile max contract da 5 anni e 205 milioni di dollari, trattandosi di un giocatore di 33 anni suonati con una lunga storia d’infortuni alle spalle. Harden, fortunatamente, compone gran parte dei quasi 78 milioni di dollari per i sei sicuri di conferma in vista dell’anno prossimo.

IL RESTO DEL ROSTER

Fenomenali i 20 milioni complessivi per Eric Gordon e P. J. Tucker, pezzi pregiati e insostituibili nello scacchiere di D’Antoni. Assai meno meritati gli oltre 20 che da solo percepirà Ryan Anderson, lentamente sparito dalle rotazioni in sede di playoff. Oltre a Paul, importanti le conferme di Trevor Ariza, un fattore più che mai a Houston con le sue qualità da oltre l’arco e in fase difensiva, oltre a Clint Capela. Uno degli otto giocatori nella Lega con almeno 13 punti, 10 rimbalzi e 1.5 stoppage, il centro svizzero è pronto a farsi pagare profumatamente altrove, con i Suns già pronti a offrirgli il massimo a contratto. Se dovesse decidere di continuare a lottare per il titolo, invece, i Rockets sembrano la piazza giusta in cui esplodere definitivamente, chiudendo un occhio dal punto di vista economico. Luc Mbah a Moute e Gerald Green, al giusto prezzo, possono valere ugualmente una conferma in Texas.

DRAFT E INNESTI

Aver rinunciato a due scelte al Draft è stato quantomai deleterio per Houston, che necessita di talento giovane e futuribile. Resta la numero 46, con cui obbligatoriamente provare a estrarre qualche gemma rimasta nascosta. In sede di free agency, invece, sperare nell’arrivo di LeBron James è utopistico. Troppi tagli a roster cui provvedere, troppo risparmio da imporre a contratto tra Paul e il Re, che, pur volenterosi di giocare insieme per il titolo, non vorranno rinunciare all’ultimo contrattone in carriera. Molto meglio guardare all’ottimo mercato low cost, che può nascondere sorprese quali Wayne Ellington o Joe Harris, reduci da un’ottima stagione tra Heat e Nets. Un meraviglioso prospetto tra le mani di D’Antoni sarebbe Mario Hezonja, che ha deluso ogni attesa ai Magic ed è ansioso di riscatto. Ai Rockets, a questi Rockets, manca soltanto un passo per arrivare fino in fondo: attenzione, però, a questa pazza offseason che li aspetta.

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