Michael Porter Jr, la variabile impazzita del Draft NBA

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Scelta sicura o scelta rischiosa? A poche ore dal Draft NBA 2018 tanti General Manager si stanno facendo questa domanda. Detto che i Phoenix Suns dovrebbero scegliere senza ripensamenti DeAndre Ayton con la Prima scelta assoluta, dalla #2 in giù c’è grandissima incertezza con franchigie disposte anche a cedere la loro pick, un po’ per cercare di arrivare ad asset più pronti nell’immediato, un po’ per evitare il rischio di sbagliare scelta e pregiudicarsi il futuro. Valutare il talento in base a partite giocare al College o in Europa infatti non è semplice, ed ancora meno lo è valutando dei workout pre-Draft in 1-contro-0.

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Questo è proprio il caso di Michael Porter Jr. che dopo aver saltato tutta la stagione di Missouri causa infortunio alla schiena, è stato costretto a cancellare anche un workout per problemi all’anca sinistra e a dolori muscolari, innescando un vero e proprio vortice di rumors sulla sua tenuta fisica. Il suo agente Mark Bartelstein per fugare qualsiasi dubbio e chiarire la situazione ha permesso alle squadre interessate (Sacramento Kings, Phoenix Suns e New York Knicks) di far visitare il giocatore dai propri medici, così da valutarne personalmente le condizioni fisiche. Lui è senza dubbio la variabile impazzita che potrebbe cambiare tutte le carte in tavola del Draft.

Da possibile #1 a possibile rischio

Scegliere Michael Porter Jr. al momento per qualsiasi franchigia è un rischio. Il giocatore, dopo l’ultimo anno di high-school allenato dall’ex Blazers Brandon Roy, era al numero 1 del ranking del reclutamento e sembrava destinato, dopo una stagione da one-and-done, ad essere chiamato con la Prima scelta assoluta. L’approdo a Missouri per seguire il papà (assistente a all’università di Washington fino alla scorsa estate) sembrava il preludio ad una stagione di alto livello, invece dopo un paio di minuti al debutto, il grave infortunio alla schiena con il bisogno di un’operazione chirurgica del terzo e del quarto disco intervertebrale. Stagione finita? Teoricamente sì, ma Porter con un grande lavoro è riuscito a tornare per giocare 3 partite di regular season più il primo turno del Torneo NCAA, accumulando però solamente 53 minuti totali e lasciando l’impressione di un giocatore profondamente diverso da quello della high-school.

I tanti rumors attorno al giocatore vedevano i Memphis Grizzlies seriamente interessati a selezionarlo con la quarta scelta assoluta, un rischio non da poco per una squadra che ha già nel roster Chandler Parsons (che negli ultimi 2 anni ha giocato appena 70 partite causa infortunio), e che starebbe anche pensando di cedere la scelta per qualche Big per cercare di tornare da subito ai playoff dopo una stagione negativa causa tanti infortuni.
Si parlava anche dei Sacramento Kings molto interessati a lui, disponibili magari a scendere dalla loro #2 sapendo di poterlo scegliere anche più in basso.

A livello di talento Porter è uno dei primissimi di questo Draft 2018, ma la variabile infortuni da sempre è uno dei punti di domanda più grandi nelle ore antecedenti alle scelte, e spesso anche solo delle illazioni o dei timori di alcuni scout o GM hanno fatto scendere giocatori ad essere scelti molto più in basso rispetto al loro valore. E per Porter il rischio sembra essere proprio questo. Per questo non ci sarebbe da stupirsi a vederlo scendere anche fino alla #7, quando a chiamare saranno i Chicago Bulls.

Un attaccante di razza

Porter Jr ha un fisico fatto e finito per giocare a basket ad alto livello: 211 cm di altezza con una fluidità di movimento e di tiro più da guardia che da ala e con delle mani notevoli sia per tirare sia per palleggiare. Nell’NBA moderna un 4 con queste caratteristiche farebbe gola a tutte le squadre, perché uno dei suoi punti forti, oltre al palleggio-arresto-tiro, è la conduzione del contropiede da palleggiatore, quasi un unicum anche per una Lega di superatleti com’è l’NBA. Ha un ottimo tiro da tre punti che può sfruttare in situazioni di pick & pop ed un atletismo che lo rende pericolosissimo in 1-contro-1, dove è altamente efficace e dove si fa apprezzare maggiormente.

Duttilità difensiva

Solitamente quando si ha a che fare con giocatori così dotati nella metà campo offensiva si è costretti ad accettare anche le lacune difensive. Con Porter Jr. invece potrebbe non essere così. Infatti grazie all’atletismo di cui è dotato risulta essere davvero un difensore interessante per duttilità, capace di cambiare su tutti i giocatori senza subire troppo i miss-match, e con una buona capacità di anticipazione. C’è ancora molto da lavorare ma a differenza di alcuni colleghi (anche presenti al Draft) lui può già giocare due metà campo senza essere il punto debole in una delle due.

La salute gli permetterà di giocare?

Come detto è il più grande dubbio su di lui, ma non è una cosa da poco. Perché per un giocatore nel suo ruolo, per poter essere competitivo al massimo, c’è bisogno di aumentare la massa muscolare, che su una schiena già problematica è una situazione da valutare molto bene. Così come c’è l’esigenza che possa giocare 82 partite ad un livello spesso molto alto (da chiunque verrà scelto rischia di essere la seconda o la prima opzione offensiva). Questi problemi fisici lo condizionano anche nel gioco, dove troppo spesso non riesce a piegarsi per attaccare o difendere (non riuscendo a battere l’uomo dal palleggio e venendo battuto da giocatori più rapidi) e che lo portano a evitare i contatti sia durante l’azione sia a rimbalzo, dove è un giocatore sotto media per l’altezza che ha.

Scelte di tiro e durezza mentale altri problemi

Come detto, il talento e le skills offensive sono clamorose, fluidità di tiro alla Paul George, alla Brandon Ingram, alla Jayson Tatum: tutti nomi che ai General Manager fanno venire l’acquolina in bocca. Da capire nel suo gioco offensivo però sono la sua abilità nella selezione dei tiri, che per ovvi motivi all’high school era inesistente. Troppo ancorato al tiro dalla media distanza e agli isolamenti, dovrà riuscire a migliorare parecchio in rapidità e mentalità, evitando troppi tiri forzati e troppe situazioni di palla ferma, perché contro i difensori NBA avere un tiro con spazio o concludere al ferro è tutt’altro che semplice. Dalla sua parte c’è una discreta visione di gioco che lo dovrà portare a diventare un passatore, una point forward sempre più importante e sempre più ambita nel panorama cestistico attuale.

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