NBA Awards: Harden l’MVP, Simmons il miglior Rookie, Gobert difensore dell’anno

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James Harden MVP – © 2018 twitter.com/HoustonRockets

Dopo le Finals, dopo il Draft, poco prima dell’apertura di una delle free agency più incredibili e importanti degli ultimi anni, la NBA ha assegnato i suoi premi individuali per la stagione regolare 2017/18.
Una nuova formula per realizzare uno show televisivo che però fa passare troppo tempo dalla fine della RS, tanto che poca gente si ricordava tutti i candidati dei diversi premi.
Pochissime sorprese comunque, con i favoriti della vigilia che si sono portati a casa il premio come previsto.

Most Valuable Player Of the Year: James Harden

Era scritto che quest’anno il premio di miglior giocatore della regular season andasse al Barba. Miglior marcatore NBA, miglior giocatore della squadra con il miglior record della Lega (65 vittorie e 17 sconfitte) ed un impatto impressionante nelle partite e nel sistema di gioco creato da coach Mike D’Antoni agli Houston Rockets. È mancato ancora qualcosa a lui e alla squadra nei playoff per battere Golden State, ma nella stagione regolare nessuno è stato come Harden, autore di 27.5 punti, 9.1 assist e 8.6 rimbalzi.
Con 86 dei 101 voti disponibili ha superato la concorrenza di LeBron James (15).

Rookie Of the Year: Ben Simmons

È stato il premio più discusso e che ha fatto più discutere (anche se le schermaglie tra i giocatori e i loro sponsor ormai sono di un mese fa e nessuno quasi se le ricorda). Alla fine com’era prevedibile il premio di miglior rookie è andato a Ben Simmons che ha trascinato i Philadelphia 76ers ai playoff (insieme a Embiid e tutti gli altri compagni) dopo tantissimi anni di purgatorio. Una stagione incredibile la sua, con delle cifre mostruose per un debuttante (anche se era stato scelto al Draft l’anno prima, non avendo giocato neanche 1 minuto per infortunio era considerato rookie).
Con 90 voti ha avuto la meglio di una concorrenza agguerrita perché Donovan Mitchell con i Jazz è già diventato leader, mentre Jayson Tatum è stato, nei playoff almeno, l’uomo in più dei Boston Celtics.

Coach Of the Year: Dwane Casey

Forse il premio più combattuto tra tutti, ma alla fine la bravura del coach di portare i Toronto Raptors al primo posto nella Eastern Conference e al record di franchigia di 59 vittorie ha pesato tanto. Purtroppo per la franchigia canadese la post-season è andata molto peggio ed il 4-0 assestato dai Cavaliers in semifinale di Conference è costato addirittura il posto a Dwane Casey, che comunque già trovato una nuova panchina, quella dei Detroit Pistons. I giornalisti votanti gli hanno assegnato 292 punti (39 voti di primo posto sui 101 disponibili), confermando la votazione effettuata già dai colleghi allenatori, restando quindi davanti di pochi punti a Quin Snyder degli Utah Jazz (217 punti) e Brad Stevens dei Boston Celtics (203 punti).

Most Improved Player Of the Year: Victor Oladipo

Una stagione da incorniciare per Black Panther! Bistrattato da tutti la scorsa estate ha lavorato come un pazzo per riuscire a migliorare il suo gioco e modellare il suo fisico, diventando a distanza di pochi mesi un giocatore impressionante. Gli Indiana Pacers hanno sorpreso tutti in Regular Season e moltissimo lo devono all’impatto incredibile avuto da Oladipo (23 punti di media), che anche nei playoff si è confermato un All-Star portando James e i Cavs fino a gara 7. La guardia di origini nigeriane ha ottenuto 99 preferenze (una a testa invece per Capela e Dinwiddie).

Defensive Player Of the Year: Rudy Gobert

L’impatto difensivo del centro francese degli Utah Jazz è stato ancora una volta incredibile (nonostante qualche infortunio di troppo) e ha permesso a coach Snyder di organizzare una difesa di un certo tipo, sopperendo ad alcune caratteristiche individuali degli esterni della squadra, tanto che i Jazz sono la seconda miglior difesa della Lega per rating.
Gobert ha ricevuto 89 preferenze sbaragliando la concorrenza di Anthony Davis e Joel Embiid.

Sixth Man Of the Year: Louis Williams

Se i Los Angeles Clippers fino ad un certo punto della stagione sono stati in corsa per i playoff nella Western Conference molto lo devono a Lou Williams, che per la seconda volta in carriera viene eletto miglior sesto uomo dell’anno. Alla sua 13esima stagione NBA Lou si conferma un attaccante rarissimo anche nella NBA, uno specialista capaci di spaccare le partite a suo favore uscendo dalla panchina (migliore per punti totali e di media nel quarto periodo!). Un plebiscito per lui: 97 preferenze che l’hanno fatto preferire ad Eric Gordon e Fred Van Vleet.

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