Warriors: un capolavoro di Steve Kerr! Ora testa al futuro, con un occhio al salary cap

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Il 4-0 finale contro i Cavaliers e il terzo titolo in 4 anni hanno proiettato questi Golden State Warriors nella leggenda NBA, sono in sostanza una dinastia ma non è stato così facile come sembra e qui fanno la differenza la bravura di Steve Kerr e del coaching staff, e le mosse della dirigenza, del presidente Bob Myers e di Joe Lacob, uno dei proprietari di maggioranza. Questa franchigia è il simbolo di programmazione, di inventiva, anche di un pizzico di follia, e di visioni speciali, roba che nella Bay Area è quasi automatica vista la vicinanza della Silicon Valley e dei “cervelloni” di Google e delle grandi università come Stanford e Berkeley. Ora la difficoltà starà nel mantenere unito questo nucleo visti i grandi costi a livello finanziario e di luxury tax ma questo non sembra spaventare la proprietà: se così fosse, sarà difficile togliere i Dubs dal trono NBA negli anni a venire.

Steve Kerr, un genio con pochi eguali

Ok Durant, ok Curry, ok Draymond Green e Iguodala: ma c’è tantissimo di Steve Kerr in questo terzo titolo dei Warriors e probabilmente si parla troppo poco del biondo ex tiratore da Arizona University. Lo scorso anno era stato spesso al centro dell’attenzione per i suoi problemi fisici e la lunga assenza, fino alle Finals, quest’anno invece di lui non si è quasi mai parlato, si è data per scontata la sua presenza, si è sottovalutato il suo lavoro perchè, con un gruppo del genere, è tutt’altro che semplice condurli nuovamente al successo.

È una sensazione diversa rispetto al passato. C’è ancora euforia. Ma non significa che non sia stato difficile, anzi lo diventa sempre di più, anno dopo anno. Ai playoff abbiamo cambiato marcia in difesa. Ma non era scontato: abbiamo chiuso la stagione regolare perdendo 10 delle ultime 17 partite“.

Steve Kerr e i suo collaboratori, da Bruce Fraser a Ron Adams passando per Mike Brown e Jarron Collins, sono stati fantastici a motivare e a stimolare costantemente un gruppo ormai abituato a vincere e conscio di essere più forte di tutti gli avversari. Quando sai che solo tu puoi perdere diventa indispensabile mantenere la concentrazione, mantenere tutti sullo stesso binario e non è semplice, anzi, a maggior ragione quando devi gestire uno spogliatoio di campioni, ognuno col loro ego. Le testimonianze arrivano direttamente dai giocatori dopo la fine di gara 4. “Sareste scioccati dal sapere le cose che sono successe dietro le quinte. Non ne avete idea. Racconta tanto di questa squadra che non siano mai diventate pubbliche“, afferma David West, uno dei veteranissimi dello spogliatoio. Poi Livingston: “Complimenti a Coach Kerr per aver gestito la nostra me..a quest’anno“. Insomma, probabilmente è Steve Kerr il vero MVP!

I record del biondo

A rafforzare la tesi che Steve Kerr sia una delle colonne portanti della franchigia sono i numeri! I Warriors, nei 4 anni della sua gestione con 3 titoli NBA e una finale persa in gara 7, hanno un record di 328-83 (79.8%) tra regular season e playoffs, ed è il miglior bilancio di sempre in un quadriennio, meglio della stessa Golden State versione 2013-2017 (77.6% di vittorie). La storia non cambia se si considera solo la post season: 63-20 negli ultimi 4 anni (75.9%), meglio di tre edizioni dei grandi Chicago Bulls di Michael Jordan degli anni ’90.

E a proposito di Bulls, Steve Kerr faceva parte di quella Chicago del secondo “Three-Peat” e già lì ha messo da parte gli insegnamenti di Phil Jackson che poi, mixati con quanto appreso da Popovich e da D’Antoni negli anni successivi, ha prodotto quello che oggi è uno dei migliori coach della Lega. Kerr è arrivato a 8 anelli personali, 5 da giocatore e 3 da allenatore, ed è l’unico nella storia NBA ad avere almeno 3 titoli sia da giocatore, sia da allenatore!

Il futuro è in mano alla proprietà

Tutte le cose belle costano. Cercheremo di far firmare a Klay e a Dray l’estensione contrattuale quest’estate e faremo tutto il possibile per conservare questo gruppo

Parole di Joe Lacob, uno dei proprietari, immediatamente dopo la conquista del titolo NBA. La priorità è prolungare il contratto di Steve Kerr visto che nel 2019 scadrà il quinquennale da 25 milioni firmato nel 2014: non ci saranno problemi, le parti vogliono proseguire insieme e andrà così. Per quanto riguarda la squadra, al momento sotto contratto ci sono Curry (fino al 2022), Thompson (2019), Green, Iguodala e Livingston (2020) e i giovani Damian Jones e Jordan Bell. Il due volte MVP delle Finals Kevin Durant uscirà dall’attuale contratto (biennale da 51 milioni) per rifirmare a cifre più alte (il max sono 35 milioni l’anno), Pachulia e Nick Young verranno probabilmente lasciati liberi, si tenterà di tenere al minimo JaVale McGee e David West (se non si ritira), e magari Looney e McCaw. Sul mercato i Warriors proveranno ad attirare giocatori in cerca di un anello e che si accontentino di pochi soldi (la mid-level exception da 5.2 milioni), una guardia soprattutto, tipo JJ Redick, Jamal Crawford o Wayne Ellington, mentre al Draft (Golden State ha la 28 al primo giro ma potrebbe acquistare anche una seconda scelta) l’obiettivo sarà un prospetto già con esperienza, tipo Grayson Allen, guardia da Duke, o Khyri Thomas e Jevon Carter, playmaker da Creighton e West Virginia rispettivamente, o Chandler Hutchinson, 3&D da Boise State.

Tornando al discorso su Thompson e Green, è molto difficile che firmino l’estensione quest’estate come vorrebbe Lacob, perchè per loro vorrebbe dire lasciare sul tavolo molti soldi, pur avendo giurato amore eterno a Golden State: Klay, che entra nell’ultimo di contratto a 19 milioni, se firmasse l’estensione prenderebbe 102 milioni per 4 anni mentre se attendesse la prossima estate potrebbe firmare per 187 milioni in 5 anni. Una differenza non da poco (l’ideale sarebbe una firma da 139 milioni in 4 anni come compromesso)! Lo stesso discorso vale per Dray che rinuncerà all’estensione triennale da 71.7 milioni dal 2020-21 e si siederà al tavolo al momento opportuno. Bisognerà quindi fare i conti, e bene, contando anche il trasferimento a San Francisco dal 2019-20, ma pare scontato che almeno per un altro anno staranno tutti assieme e partiranno ancora da favoriti per il titolo.

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