Isaac, Bamba, Gordon: gli Orlando Magic intravedono un po’ di luce

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Jonathan Isaac, Orlando Magic – © 2018 Getty Images

A Ovest squadre come Suns e Kings faticano da anni ad uscire dall’anonimato, ad Est questo “pessimo” ruolo spetta certamente agli Orlando Magic. La franchigia con sede a Disney World ha mancato i playoffs negli ultimi 6 anni dopo che nei 6 precedenti, col binomio Dwight Howard-Stan Van Gundy, aveva sempre centrato la post season, arrivando anche alle NBA Finals nel 2009. Ora è difficile fare i pronostici ma l’arrivo di alcuni giovani dal Draft come Jonathan Isaac e Mo Bamba, e la conferma di un prospetto come Aaron Gordon, lasciano intravedere un po’ di luce in fondo al tunnel, una luce che potrebbe anche tradursi in un ritorno ai playoffs in una Eastern Conference orfana di LeBron James.

Anni bui e scelte sbagliate

Nell’estate del 2012 è cambiato tutto ai Magic, con l’addio di Stan Van Gundy e Dwight Howard. Con Jacques Vaughn al timone sono arrivate 43 vittorie in due anni, nell’anno successivo Vaughn è stato silurato per far posto a James Borrego, poi nell’estate 2015 è arrivato Scott Skiles, ex playmaker del passato di Orlando. Con lui c’è stata l’annata migliore di questo periodo, 35 vittorie ma niente playoffs, poi nell’estate 2016 altro cambio con l’ingaggio di Frank Vogel. L’ex Pacers non ha invertito la rotta: 54 vittorie in due anni e pure lui silurato.

In quell’estate 2012 la franchigia si affidò a Rob Hennigan, considerato uno dei dirigenti più rampanti della NBA, cresciuto a bottega da RC Buford e Sam Presti: in 5 anni però ha totalizzato un record di 132–278 e lo scorso anno è stato silurato. Al suo posto è arrivato Jeff Weltman che ha nominato John Hammond general manager (i due già assieme ai Milwaukee Bucks).

Anche al Draft le cose non sono andate per il meglio, su tutte con la scommessa Mario Hezonja, preso alla 5 nel 2014 (dopo di lui presi, ad esempio, Myles Turner e Devin Booker), poi con la trade coi Thunder per Ibaka in cambio di Oladipo e Sabonis, un affare che si è tradotto in Terrence Ross e scelte future, e infine con il contrattone dato a Bismack Biyombo.

Isaac più Bamba e la “No Fly Zone”

Come detto qualcosa di cui essere felici a Orlando c’è e si tratta di due prospetti come Jonathan Isaac e Mo Bamba, entrambi scelti alla numero del Draft, nel 2017 e nel 2018. Isaac, da Florida State, lo scorso anno è stato frenato dagli infortuni e ha giocato appena 27 partite ma in Summer League ha fatto onde, mostrando talento, duttilità, personalità e maturità: i Magic stanno provando anche ad impostarlo come “point forward” cercando di sfruttare le sue doti di palleggiatore e trattatore di palla. Quello che spicca però è la combinazione tra lunghezza, atletismo e fondamentali, una cosa rara per un ragazzo di soli 20 anni alto 210 centimetri e con 216 centimetri di wingspan. Ha fatto vedere di saper tirare da fuori e di difendere contro chiunque, centri, ali e guardie. Insomma, un pacchetto completo.

I Magic gongolano pensando all’accoppiata con Mo Bamba, l’altro “unicorno” pescato al Draft. L’ex Texas deve crescere tantissimo ma ha fatto vedere di completarsi e alternarsi bene con Isaac, cui assomiglia per mobilità e lunghezza (7-10 di wingspan, 239 cm), e dal quale differisce per una minor naturalezza nel trattamento di palla ma per una maggior fiducia nel tiro da tre. Quello che colpisce è che, con loro due come lunghi, Orlando può mettere in campo una difesa estremamente mobile orizzontalmente e verticalmente: in Summer League insieme producono 5 stoppate di media, in pratica una vera “No Fly Zone”.

Coach Clifford e l’uso di Gordon

Il compito principale di Steve Clifford, coach poco mediatico e pubblicizzato ma considerato fra i migliori in circolazione, soprattutto per la parte difensiva (Hornets nei primi dieci per defensive rating tra il 2013 e il 2016, poi 14° e 16°), sarà riuscire a far coesistere Isaac, Bamba e Aaron Gordon. Quest’ultimo ha fatto un deciso salto di qualità nell’ultima stagione, giocando stabilmente da “4”: i Magic hanno deciso di tenerlo facendogli firmare un contratto di 4 anni da 76 milioni di dollari, lui che era cercato anche da Pacers e Lakers. Il dubbio è come far coesistere nei ruoli di ala proprio Gordon e Isaac, due enormi talenti che però amano avere la palla in mano e “uccidono” lo spacing visto che non hanno un tiro perimetrale solido.

Non va dimenticato che il reparto lunghi è molto affollato visto che ci sono anche Nikola Vucevic, Timofey Mozgov (arrivato nella trade per Biyombo) e Khem Birch, l’atletico canadese che pure lui sta facendo bene in Summer League. Anche sugli esterni il roster è coperto con Ross, Fournier e Simmons mentre il punto di domanda riguarda il ruolo di playmaker.

Buco in regia

Detto delle qualità di ball handling e di playmaking di Isaac e Gordon, è ovvio che i Magic non posso partire con loro nel ruolo di playmaker. Uno slot scoperto dopo la cessione lo scorso febbraio di Elfrid Payton e mai più riempito. Vero che a roster ci sono DJ Augustin e Jerian Grant, arrivato dai Bulls via trade, ma i nomi non danno grandi certezze visto che sono più degli attaccanti, degli scorer, più che dei registi. Sono intriganti i profili di Troy Caupain e Isaiah Briscoe che stanno ben figurando in Summer League ma anche loro non sono considerati troppo affidabili. Cosa fare quindi? Una soluzione sembrava essere Isaiah Thomas ma poi la trattativa non si è concretizzata e il giocatore ha firmato coi Nuggets. Il mercato dei free agent non offre granchè a meno di accontentarsi di giocatori come Tim Frazier, Devin Harris, Aaron Brooks, Jarrett Jack o riprendersi elementi già visti a Orlando come Nelson o Napier.

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