Washington è pronta a prendere il trono lasciato vacante dal Re?

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Era inizio maggio, poco dopo l’uscita al 1° turno dei playoff della Eastern Conference, che John Wall leader dei Washington Wizards chiedeva rinforzi alla dirigenza per potere essere finalmente competitivi ai massimi livelli, evitando altre stagioni mediocri o fallimentari. 2 mesi dopo, in pieno periodo di free agency, la squadra della Capitale ha modificato qualcosa nel suo roster, ma forse non abbastanza per cambiare faccia, e soprattutto non abbastanza per accontentare il suo playmaker titolare.

Dentro Rivers fuori Gortat via trade

La prima mossa della dirigenza è stata quella di cedere Marcin Gortat ai Los Angeles Clippers in cambio di Austin Rivers.

Il centro polacco era arrivato alla fine del suo rapporto soprattutto con Wall, dopo che i due si erano scambiati più volte messaggi non proprio amichevoli sull’attitudine difensiva uno dell’altro. Gortat inoltre era al suo ultimo anno di contratto da 13.6 milioni e quindi appetibile per una trade.
In cambio come detto è arrivato Austin Rivers che i Clippers han preferito lasciar partire dando spazio ad altri esterni nonostante la parentela del ragazzo con il loro coach. Anche lui è in scadenza con un contratto da $12.7 mln e agli Wizards potrà dare profondità ad un reparto che oltre a Wall vedeva solamente Beal e Satoransky. Rivers quest’anno ha viaggiato a 15 punti e 4 assist di media migliorando anche le sue percentuali al tiro da tre, è un giocatore che può costruirsi il tiro in autonomia e mettere punti a referto, anche se la sua selezione di tiro rimane veramente sospetta ed è soggetto troppo spesso a palle perse.

Arrivano Howard e Green dalla free agency

A prendere il posto di Gortat al centro dell’area degli Wizards sarà Dwight Howard, che spedito dagli Hornets ai Nets, ha trovato immediatamente l’accordo per un buyout sul suo ultimo anno di contratto e in seguito la firma su un biennale da circa 11 milioni con Washington. L’ex All-Star dei Magic si porta dietro tanti dubbi, non sulla sua condizione fisica che sembra essere tornata di buon livello (16.6 punti, 12.5 rimbalzi e 1.6 stoppate in 30 minuti di media) quanto sulla sua tenuta mentale, sulla sua attitudine e sulla sua capacità di integrarsi all’interno di uno spogliatoio. Da tutte le sue ultime squadre (Lakers, Rockets, Hawks, Hornets) infatti esce la stessa frase: “Lo spogliatoio lo odiava“.
DH12 ha fatto intendere di voler cambiare questa percezione che si ha di lui nella Lega, e Washington anche a livello tattico potrebbe essere una buona soluzione per lui: rim-protector, capacità di giocare il pick ‘n roll e buona corsa per giocare ai ritmi imposti da Wall.

L’altro rinforzo che è arrivato dal mercato dei free agent è Jeff Green con un annuale al minimo salariale. Per l’ex Cavs (10.8 punti e 3.2 rimbalzi di media in 78 partite) si tratta di un ritorno a casa avendo speso 3 anni al college a Georgetown ed è un’addizione che nella mente di coach Brooks dovrebbe portare atletismo e dinamismo in un reparto lunghi che non aveva giocatori con queste caratteristiche (Howard e Mahimni sono due centri statici mentre Markieff Morris è più un tiratore sugli scarichi).

Trono dell’Est vacante

Dopo la partenza di LeBron James ai Lakers il trono della Eastern Conference resta vacante e le pretendenti sono tante. Se si escludono i Celtics che al completo sembrano un gradino sopra tutte le altre, 76ers, Raptors, Pacers, Bucks ed anche Wizards potrebbero provarci, in un Est dal livello più basso e omogeneo.
Ma il roster a disposizione di Scott Brooks basterà? Spazio salariale non ce n’è più, e dalla prossima stagione la situazione sarà ancora più drammatica con l’entrata nel max contract anche di Wall dopo quelli di Porter e Beal. Il nucleo formato da questi 3 giocatori dovrà diventare molto più solido di com’è stato in questi ultimi anni, altrimenti costruirci qualcosa attorno diventerà sempre più difficile.
Eliminati quindi i free agent, restano le trade, ma anche qui i Wizards non hanno tantissimi giocatori con appeal: Kelly Oubre Jr. potrebbe avere qualche estimatore, ma il suo contratto è ancora quello da rookie e le sue prestazioni davvero troppo altalenanti. Ian Mahinmi invece tra questa stagione e quella 2019/20 avrà ancora 31 milioni di contratto e quindi sembra difficile che qualche squadra scelga di accollarselo.

Wall e Beal quindi dovranno finalmente diventare quel duo che qualche anno fa tutti si aspettavano, ma soprattutto dovranno stare lontani dagli infortuni che troppe volte hanno influenzato le loro stagioni. Solo così, e giocando un po’ più con la squadra e fidandosi dei compagni, avranno una chance per arrivare al top della Conference e provare a sedersi finalmente sul trono.

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