Mitchell guida i rampanti Jazz: sogni e certezze della sorpresa a Ovest

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Donovan Mitchell, Utah Jazz

Dopo il secondo viaggio consecutivo ai playoff, i Jazz hanno vissuto un’offseason decisamente più tranquilla rispetto alla scorsa estate. Sorprendente la conferma ai vertici della Western Conference, con 48 vittorie contro le 51 precedenti, sorprendente la nuova vittoria al primo turno dei playoff, con un netto 4-2 ai Thunder. Soprattutto dopo la partenza di Gordon Hayward, poco più di un anno fa, verso i Celtics. Poi, però, com’era stato nello sweep subito dagli Warriors, Utah è crollata nuovamente al secondo turno, sconfitta per 4-1 dai Rockets. Sintomo che, dopo aver trovato la meravigliosa perla rara che risponde al nome di Donovan Mitchell, serve ancora qualcosa di più nel roster dei Jazz per giocarsela contro le corazzate favorite per il titolo.

Fattore Mitchell

La scelta numero 13 del Draft del 2017 è stata la vera e propria rivelazione della stagione NBA. Nonostante sia arrivato al secondo posto nella corsa al premio di Rookie of the Year, alle spalle dell’altrettanto strepitoso, ma ben più atteso, Ben Simmons. Ben presto i Jazz si sono resi conto di avere tra le mani un talento unico nel suo genere, che ha chiuso la stagione a 20.5 punti in 33.4 minuti di media, con il 43% al tiro, il 34% da oltre l’arco, 3.7 rimbalzi, 3.7 assist e 1.5 palle rubate a partita. Numeri incredibili per chi è arrivato ai blocchi di partenza senza troppi proclami, al contrario dei vari Markelle Fultz e Lonzo Ball, nemmeno lontanamente decisivi tra Sixers e Lakers. Soltanto Mitchell, insieme a Jayson Tatum dei Celtics, ha dato la caccia a Simmons, prima scelta del Draft 2016, mai sul parquet nella teorica propria stagione d’esordio.

Il nuovo arrivo

Non può che essere enorme l’attesa per Utah, dunque, per la prima scelta dello scorso Draft, Grayson Allen, guardia in uscita da Duke con la numero 21. Ciò che più serve ai Jazz in questo momento è un altro talento offensivo da affiancare a Mitchell e l’ex Blue Devils potrebbe essere proprio la soluzione giusta. Eccellente tiratore, con incredibile atletismo, Allen è reduce da un’ottima stagione da senior con 15.5 punti a partita, con il 42% dal campo, il 37% da oltre l’arco e l’85% ai liberi. Le sue difficoltà in difesa non saranno un problema in una squadra maestra dell’ambito difensivo. In questo senso, importante la conferma annuale a circa 5 milioni di dollari per Thabo Sefolosha, oltre ovviamente alla devastante presenza di Rudy Gobert sotto canestro, in particolare dopo la conquista del suo primo titolo di Defensive Player of the Year nella scorsa stagione.

Manovre estive

Estate tutt’altro che esplosiva per i Jazz, che però hanno messo nero su bianco alcune conferme importanti per la stabilità del roster. Oltre a Sefolosha, sono stati confermati anche Derrick Favors, Dante Exum e Raul Neto, mentre ha salutato Jonas Jerebko. In particolare, Favors ha chiuso un’altra ottima stagione a 12.3 punti e 7.2 rimbalzi in 28 minuti di media. Nonostante le mire di Warriors e Rockets, la conferma ai Jazz, per 36 milioni di dollari nei prossimi due anni, è importante tanto per la qualità complessiva del quintetto titolare, tanto per le sue capacità di uomo spogliatoio. Exum è un caso delicato come pochi. Giovane, di estremo talento, ma altrettanto fragile fisicamente, è già stato ai box per lunghi mesi nella pur breve carriera in NBA. La conferma per 33 milioni di dollari nei prossimi tre anni potrebbe rivelarsi una mossa incredibile, tanto quanto un azzardo da pagare al prossimo infortunio. Neto, guardia importante nelle rotazioni di Quin Snyder, val bene una conferma da 4.5 milioni per il prossimo biennio.

Il roster

La conferma in toto del quintetto titolare, con Favors, Mitchell e Gobert al fianco di un ritrovato Ricky Rubio e del sempre utile Joe Ingles, con Jae Crowder pronto a donare intensità sui due lati del campo dalla panchina, rivela ambizioni importanti per i Jazz. Dopo due stagioni ai playoff, con gioie e dolori annessi, Utah ha intenzione di diventare grande. Difficile possa riuscirci con l’innesto del solo Allen, ma nel complesso, soprattutto se dovesse rivelarsi anche soltanto vicino all’incredibile livello di Mitchell, ci sarà da divertirsi. Poi, nell’estate del 2019 servirà un ulteriore cambio di passo, per volare verso il trono di Western Conference.

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