Preview NBA: Pacific Division 2018/2019

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Estate da brividi in Pacific Division, con una sola certezza: nessuno può toccare i Golden State Warriors, padroni divisionali e della Lega. Ci proveranno i Los Angeles Lakers, in cui è sbarcato LeBron James, mentre crollano le speranze dei Clippers, dopo l’addio dei Big Three nel giro di un anno. Intriganti i Phoenix Suns, come mai in queste ultime stagioni, mentre i Sacramento Kings, pur con tante scommesse da poter vincere, difficilmente saranno della contesa.

1 – Golden State Warriors (record previsto 68-14)

Squadra che vince non si cambia. Se possibile, anzi, si rinforza ulteriormente, per non farsi levare la corona da nessuno. Confermato il nucleo centrale degli ultimi due titoli consecutivi, con Stephen Curry, Klay Thompson, Kevin Durant e Draymond Green, oltre a Shaun Livingston e Andre Iguodala, ormai indispensabili protagonisti dalla panchina. Con loro anche i giovani Quinn Cook, Kevon Looney e Jordan Bell, ad assicurare innesti di qualità nelle rotazioni di coach Steve Kerr. In estate è arrivato Jonas Jerebko a completare il reparto delle ali, ma soprattutto ecco il centro che mancava a Golden State per completare uno tra i quintetti più forti nella storia NBA. Dopo essersi rotto il tallone d’Achille lo scorso 28 gennaio, mentre stava vivendo una stagione da 25.2 punti, 12.9 rimbalzi, 5.4 assist, 1.6 rubate e 1.6 stoppate a partita ai Pelicans, DeMarcus Cousins approda a Oakland per vincere. Accontentandosi di 5.3 milioni di dollari per il prossimo anno. I soldi non fanno la felicità, soprattutto se gli Warriors non sono soltanto la squadra più forte di questa Pacific Division, ma, per distacco, dell’intera Lega.

2 – Los Angeles Lakers (record previsto 51-31)

La più fantasmagorica sorpresa dell’estate NBA sono stati i Lakers. Reduci da ben cinque stagioni senza playoff e con record ampiamente negativi, hanno accolto in città niente meno che sua maestà LeBron James, pronto alla prima avventura in Western Conference in carriera, dopo le otto apparizioni consecutive alle Finals tra Heat e Cavaliers, con tre titoli conquistati. Al seguito del Re sono arrivati anche Rajon Rondo dai Pelicans, Lance Stephenson dai Pacers, Michael Bealey dai Knicks e Javale McGee dagli Warriors. Un poker reduce da alterne fortune, ma con una caratteristica in comune: non essere nel proprio prime in carriera. Difficile, dunque, pensare che Los Angeles possa anche soltanto dare battaglia a Golden State per il trono divisionale. Le più grandi speranze, oltre che su James, ricadono sui tanti giovani talenti a roster. Lonzo Ball deve dimostrare di essere valso una seconda scelta assoluta dopo una stagione da rookie con più ombre che luci. Sta uscendo dal guscio Brandon Ingram, salito a 16.1 punti e 5.3 rimbalzi di media, mentre non ha atteso tanto per farlo il sorprendente Kyle Kuzma, 16.1 punti e 6.3 rimbalzi nel proprio anno da rookie. A completare il quintetto è Kentavious Caldwell-Pope, guardia dedita a un gran lavoro difensivo più che di costruzione del gioco, e il centro Ivica Zubac. La rinascita dei Lakers è iniziata, ma per parlare di titolo servirà ancora qualcosa in più.

3 – Los Angeles Clippers (record previsto 37-45)

Dopo sei stagioni consecutive da grandi protagonisti dell’Ovest ai playoff, i Clippers si sono chiamati fuori dalla contesa, pur mantenendo un record positivo (42-40). Difficile pensare che nella prossima stagione possano mantenere perfino questo privilegio, che li accompagna ormai dal 32-50 del 2010/11. Dopo l’addio di Chris Paul un anno fa, Los Angeles ha perso per strada prima Blake Griffin, passato ai Pistons a stagione in corso, e poi DeAndre Jordan, che in estate ha firmato con i Mavericks. A sostituirli sono arrivati Tobias Harris, coinvolto nella trade con Detroit, e Marcin Gortat dai Wizards. A completare il quintetto sono Patrick Beverley e Avery Bradley, altri due pezzi arrivati all’interno delle trade per Paul e Griffin, oltre al nostro Danilo Gallinari. Preda di continui infortuni, il Gallo ha collezionato appena 21 partite giocate nella scorsa regular season, abbassando drasticamente gli standard a cui aveva abituato i Nuggets, con 15.3 punti e deludenti percentuali al tiro, 39.8% dal campo e 32.4% da oltre l’arco. Dev’essere la stagione del riscatto, per lui e per Milos Teodosic, deludente al proprio primo anno in NBA. Lou Williams e Luc Mbah a Moute sono innesti importanti dalla panchina, così come potrebbe esserlo Boban Marjanovic, se imparasse a utilizzare meglio il proprio strapotere fisico sotto canestro.

4 – Phoenix Suns (record previsto 32-50)

Si intravede in lontananza la luce in fondo al tunnel per i Suns, reduci dalla miseria di 68 vittorie in totale nelle ultime tre stagioni messe insieme. La prima scelta assoluta allo scorso Draft, DeAndre Ayton, assicura una soluzione dominante sotto canestro per il prossimo futuro, con l’esperienza di Tyson Chandler ad aiutarlo nella propria crescita personale. La trade con i Rockets ha portato in città Ryan Anderson, eccellente tiratore da oltre l’arco, e l’interessante rokie De’Anthony Melton, reduce da una Summer League da protagonista con 16.4 punti, 7.2 rimbalzi, 4 rimbalzi e 3 palle rubate di media. Melton è pronto a giocarsi un posto da titolare in cabina di regia con un altro esordiente, il francese Elie Okobo. Da Houston, in sede di free agency, è arrivato un altro esperto di 3-and-D come Trevor Ariza, con l’importante compito di aggiungere esperienza al giovanissimo roster dei Suns. Devin Booker, a 22 anni ancora da compiere, ha firmato un quinquennale da 158 milioni di dollari per restare a Phoenix e avrà tutti gli occhi puntati su di sé. Lo stesso vale, in tono minore, per Mikal Bridges, decima scelta assoluta allo scorso Draft, e Josh Jackson, quarta assoluta nel 2017 e autore di 13.1 punti e 4.6 rimbalzi di media nel proprio anno da rookie. Gioventù spaventosamente interessante a Phoenix: basterà per uscire dal baratro?

5 – Sacramento Kings (record previsto 23-59)

Difficile che possano rialzarsi, pur dopo dodici lunghe stagioni senza playoff e senza mai superare la decima piazza in Western Conference, i derelitti Kings. Anche in questo caso, la gioventù di qualità non manca, ma alle spalle non ha la necessaria esperienza per tenere in piedi il roster. De’Aaron Fox non ha deluso in una stagione da rookie da 11.6 punti e 4.4 assist, così come Bogdan Bogdanovic, arrivato dal Fenerbahce la scorsa estate. E’ trascorsa tra alti e bassi, invece, l’annata di Justin Jackson, scelta numero 15 del Draft 2017. Grandi aspettative sulle spalle di Marvin Bagley III, seconda scelta assoluta allo scorso Draft, che arriva a 19 anni da Duke per provare a risollevare le sorti della franchigia. Il resto del roster, però, è ancora composto da scommesse e azzardi, da Buddy Hield a Yogi Ferrell tra le guardie, da Nemanja Bjelica a Willie Cauley-Stein nel frontcourt, fino ad arrivare al sempre deludente Ben McLemore e a un Iman Shumpert in crisi profonda dopo il titolo vinto ai Cavaliers nel 2016. L’unico uomo con la giusta dose d’esperienza a roster è Zach Randolph. Se Bagley non andrà oltre le più rosee aspettative, si preannuncia un’altra stagione di sofferenze a Sacramento.

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