Zach LaVine-Chicago Bulls, ancora insieme: scelta azzeccata?

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Zach Lavine, Chicago Bulls – © 2018 twitter.com/ChicagoBulls

Mentre l’incessante scorrere del tempo ci avvicina alla tanto agognata partenza della nuova stagione NBA, diverse sono le franchigie che in questa Off-season hanno operato verso una cospicua riduzione del gap con le big della Lega, sperando di produrre un impatto notevole sul mutamento degli equilibri della stessa. Tra queste, sicuramente, ci sono i Chicago Bulls, disastrosi nella passata regular season ma con età anagrafica, prospettive e talento dalla loro parte. Alle acquisizioni di Wendell Carter Jr (via Draft) e Jabari Parker, si è aggiunta l’onerosa e discussa conferma di Zach LaVine, giocatore ondivago, altalenante ma dalla classe indiscutibile. Smaltiti, si sperano, gli effetti post-traumatici causati dal grave infortunio occorso al ginocchio, la guardia cresciuta ad UCLA è pronta a diventare un vero franchise-man?

Il contatto con Windy City

Arrivato a Chicago nell’ambito della trade che portò, appena 12 mesi prima, Jimmy Butler a Minnesota e, in aggiunta, Kris Dunn e Lauri Markkanen ai Bulls, è tempo di fare un bilancio della prima stagione di LaVine nella Città del Vento.

Markkanen + Dunn + LaVine – © 2017 twitter.com/chicagobulls

La rottura del crociato occorsa al termine della stagione 2016/17 ha, ovviamente, influito sul rendimento della guardia, che, tra riabilitazione, ricadute e assenze precauzionali ha disputato appena un quarto di stagione regolare (24 partite). L’impatto, tuttavia, è stato senz’altro sopra le righe, dato che ha fatto proprie statistiche da 17 punti, 4 rimbalzi, 3 assist in 27 minuti d’utilizzo, dimostrando, se ce ne fosse bisogno, la sua pericolosità offensiva. Se da un lato resta indiscutibile il talento, ci si è spesso interrogati sulla reale utilità della sua presenza a roster, apparendo non di rado nient’altro che un lussuoso privilegio all’interno dello scacchiere di Fred Hoiberg.

Sul piede di partenza, anzi no!

Dubbi, gli stessi, che hanno affranto la dirigenza dei tori al termine della regular season, momento nel quale LaVine, divenuto nel frattempo Restricted Free Agent, non aspettava altro che battere cassa. Non particolarmente apprezzato il tentennamento iniziale mostrato dai piani alti di Chicago, il 24enne ex T-Wolves era in procinto di accasarsi a Sacramento, lì dove i Kings offrivano, oltre ad un quadriennale da 78 milioni di dollari, fiducia incondizionata ed un ruolo da leader.
Tutto concluso? Ovvio che no! Il triangolo, infatti, si è concluso con il pareggio dell’offerta da parte dei Bulls e, di conseguenza, la permanenza di Zach LaVine nell’Illinois, lì dove l’intero establishment spera possa finalmente trasformarsi da futura promessa a uomo franchigia. Una telenovela, tuttavia, che ha evidenziato, ancora una volta, la confusione che ai vertici regna sovrana da qualche anno a questa parte, con un re-building partito troppo in ritardo ed uno spazio salariale nuovamente ingolfato da contratti poco convincenti.

Affinità tattica

Alla conferma di Zach LaVine, si aggiungono le acquisizioni di Jabari Parker (dalla free agency) e Wendell Carter Jr (#7 pick al Draft 2018), che completano uno starting-five di alte prospettive, considerando anche Kris Dunn e Lauri Markkanen. Tutto sommato niente male per una franchigia che attualmente non vanta mire sulla post-season.
LaVine e Parker rappresentano, senza ombra di dubbio, i pezzi pregiati dell’estate di Chicago: talentuosi, giovani ma, purtroppo, accomunati dallo stesso genere di infortunio. Un’incognita che non fa dormire sonni tranquilli ai fans dei Bulls; un all-in dirigenziale piuttosto inspiegabile data la lunghezza di ambo i contratti.

Oltretutto, ad un attacco che promette di essere fra i più versatili ed esplosivi dell’intera Lega, fa da contraltare una fase difensiva (già terzultima lo scorso anno) destinata a collassare, per la quale lo stesso LaVine non rappresenta certo un’eccezione.
Infine, un’affinità tattica tutt’altro che scontata in un sistema di gioco rapido, atletico e small, nel quale la convivenza fra Markkanen, Parker e Carter Jr appare tutto fuorché semplice.

1 commento

  1. Di sicuro il contratto è lungo e oneroso pero LaVine è una combo guard moderna, con grande talento offensivo e capace di attaccare il ferro, caratteristica che gli altri a roster non hanno.
    La coppia con Dunn potrebbe diventare molto interessante secondo me.
    E poi investire quella cifra per un 24enne è un rischio da prendere, soprattutto dopo averlo acquisito in cambio del tuo leader solo un anno fa.

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