D’Angelo Russell a un bivio: può riportare i Brooklyn Nets al successo?

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D’Angelo Russell, Brooklyn Nets – © 2017 Nike

Nel giugno 2015 i Los Angeles Lakers sono pronti a iniziare una nuova era, il post Kobe Bryant. L’allora general manager Mitch Kupchak (attuale GM di Charlotte) ha a sua disposizione la 2° scelta assoluta al Draft 2015. Scelta facile? Per niente. Deve decidere tra 3 talenti molto diversi: Kristaps Porzingis, Jahlil Okafor e D’Angelo Russell. “Kup” punta su Russell e vede in lui il futuro del backcourt dei Lakers.

L’approdo a Brooklyn

Saltiamo al settembre 2018: Kupchak è il GM di Charlotte e Russell si trova a Brooklyn, dove è stato mandato via trade con Mozgov in scambio di Brook Lopez e la 27esima scelta assoluta nel Draft NBA 2017 (che è poi diventata Kyle Kuzma…).

DAR arriva a Brooklyn con una reputazione da riguadagnare: ha deluso nel suo primo stop in NBA (14.3 PPG, 4.0 AST e una media di tiro del 40%, 35% da tre nelle due stagioni a Los Angeles). Ai Nets Russell è di colpo l’unica speranza della seconda franchigia di New York, che prova a ricostruirsi con calma e lucidità. Nella sua prima stagione in bianconero, Russell non convince moltissimo, tra infortuni e partite perse in modo banale da parte dei Nets, non riesce mai ad entrare in sintonia con i suoi compagni, chiude con poco più di 15 punti e 5 assists a sera (41.4% al tiro, 32.4 da tre) con Brooklyn che perde 54 partite e finisce in 12ima posizione nella Eastern Conference.

Il nuovo D’Angelo

Ora però sembra diverso: Brooklyn è cambiata e Russell si sente finalmente a casa. Come racconta a Michael Scotto di The Athletic:

Onestamente, mi sento nel miglior posto possibile, mi sento motivato, vedo i miei amici firmare contratti al massimo, è questo che mi spinge ad alzarmi ogni mattina e andare ad allenarmi

Queste parole arrivano da un ragazzo che spesso è stato criticato di non amare il basket e di essere pigro. D’Angelo sembrava spesso distratto in campo, un vizio che sfociava in palla perse eccessive (2.7 a partita) e non veniva visto come playmaker e leader di una squadra di alto livello. Il suo coach, Kenny Atkinson, però lo vede in modo diverso:

È un ragazzo talentuoso. Ha una visione eccezionale del campo, ha un’incredibile coordinazione occhio-mano, capisce davvero il gioco. Vuole essere al massimo livello ed è stato nella nostra palestra per tutta l’estate

Un prospetto da favola

Con una altezza di 1.96 m, un peso di 88 kg, e un’apertura alare di 2.08 m, l’ex Ohio State ha tutte le qualità fisiche necessarie per poter dominare in attacco e in difesa. Deve migliorare nel pick&roll, cruciale nel basket di oggi per un attacco che l’anno scorso era il 6° più veloce per pace (oltre 101 possessi a gara), però è anche finito 21° nel rating offensivo e 18° nell’efficienza. Se D’Angelo migliorerà il suo tiro – se ci lavorerà sopra e rimodulerà il meccanismo un pochino inibito – potrà presentare un pericolo che dovrà essere rispettato di più dalle difese della lega e sarà capace cosi di liberare le sue doti da playmaker che hanno fatto innamorare gran parte degli scout quando giocava a Ohio State e trovava spiragli per servire i suoi compagni di squadra in ogni momento.

Russell dovrà anche perdere il vizio di usare troppo il suo tiro dalla media distanza (42.8% dei suoi tiri presi da 1 a 5 m) e iniziare ad attaccare con più cattiveria il ferro (solo il 15,9% dei suoi tiri presi). È questo il trend che guardie alte e imponenti come Harden e Westbrook stanno dimostrando porta le proprie squadre a vincere partite.

La somiglianza col Barba

Proprio Harden dovrebbe essere l’esempio numero uno per Russell: dovrà provare ad imitare l’MVP in carica come playmaker e scorer centrale per Brooklyn. Certo, il Barba e D’Angelo sono diversi nel leggere e interpretare le partite (Harden è più fisico e instancabile nella ricerca dei punti e degli assist, Russell si basa più sulle sue qualità tecniche senza cercare troppo il contatto fisico), ma i Nets potrebbero provare a emulare il sistema di gioco di Houston che ha portato la squadra texana fino alle Conference Finals dell’anno scorso, perse con Golden State. I giocatori ci sono (Caris LeVert, Allen Crabbe e Joe Harris portano il tiro da tre e Rondae Hollis-Jefferson e Carroll la difesa) e l’allenatore Atkinson, che ha già lavorato in passato con Mike D’Antoni e Mike Budenholzer, ha dimostrato di essere una mente tattica interessante a livello professionale.

Il miglioramento di Russell sarà fondamentale per Brooklyn, che spera di poter attirare qualche pesce grosso nella Free Agency del prossimo anno. D’Angelo sarà un restricted free agent nella prossima offseason e Brooklyn ha tempo fino a ottobre per dargli un rinnovo contrattuale, col ragazzo che ha già espresso la sua volontà di voler restare. Con un roster di giovani promettenti e una città come New York da presentare, i Nets potrebbero essere in corsa per la firma di superstar come Irving, Durant e Jimmy Butler. I tempi sembrano cambiati all’ombra del Barclays Center, la squadra è in crescita e, anche se quest’anno di nuovo sarà una stagione difficile e probabilmente senza una apparizione negli playoff NBA, sembra intravedersi davvero la luce in fondo al tunnel.

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