Preview NBA: Northwest Division 2018/2019

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WESTERN CONFERENCE: Northwest Division | Pacific Division | Southwest Division
EASTERN CONFERENCE: Atlantic Division | Central Division | Southeast Division

Che nella selvaggia Western Conference non esistano Division agevoli è un dato di fatto ormai da lungo tempo. Che questa Northwest sia probabilmente la più intrigante della Lega, considerando il valore complessivo di tutte e cinque le squadre che ne fanno parte, è questione molto più recente. Jazz favoriti per il trono, ma attenzione alla concorrenza di Thunder e Nuggets. I Timberwolves, soprattutto se Butler dovesse restare, non hanno intenzione di abbandonare il proprio posto nei playoff. Più staccati i Blazers, per i quali si attende una flessione evidente rispetto al “miracolo” della scorsa stagione.

1 – Utah Jazz (record previsto 49-33)

Ormai da due stagioni i Jazz volano alto in regular season, chiudendo al quinto posto in Western Conference, oltrepassano l’ostacolo del primo turno di playoff e si fermano poi in semifinale, sconfitti nettamente prima contro gli Warriors e poi contro i Rockets. Sintomo e segnale che Utah è saldamente tra le prime forze a Ovest, ma non è al livello delle corazzate che si giocano le Finals stagione dopo stagione. A riguardo poco è cambiato in un’estate dai pochi sconvolgimenti. Restano altissime le speranze e le attese sulle spalle di Donovan Mitchell, dopo una post-season da 24.4 punti, 5.9 rimbalzi e 4.2 assist di media. Con un bellissimo quintetto ad accompagnarlo: da Rudy Gobert, Defensive Player of the Year in carica, al rinato Ricky Rubio, mente offensiva di squadra, dal sempre utile Joe Ingles a Derrick Favors, conferma importante in estate, con un biennale a 36 milioni di dollari. La scommessa Dante Exum, la mente difensiva Thabo Sefolosha e Jae Crowder, importante sui due lati del campo, scalpitano dalla panchina. Insieme alla possibile, nuova gemma scovata al Draft, Grayson Allen. La previsione più probabile per la stagione dei Jazz è che vada esattamente come sono andate le ultime due, ma con un LeBron James a Ovest in più.

2 – Oklahoma City Thunder (record previsto 47-35)

Proprio i Jazz sono stati i fautori della prematura eliminazione dai playoff dei Thunder, che senza Kevin Durant non hanno mai oltrepassato lo scoglio del primo turno in post-season. Russell Westbrook resta a capo di ogni operazione a Oklahoma City, dopo aver chiuso la seconda regular season consecutiva in tripla-doppia di media a 25.4 punti, 10.1 rimbalzi e 10.3 assist a partita. Importante, ma non per forza di cose deleterio, l’addio di Carmelo Anthony in estate, dal quale i Thunder sono riusciti a ricavare, in una trade che ha visto coinvolti anche Hawks e Sixers, l’ottimo Dennis Schroder, pronto a essere un sesto uomo devastante alle spalle di Westbrook, e il buon rincalzo Timothé Luwalu-Cabarrot. E’ rimasto a Oklahoma City, invece, Paul George, che ha firmato un esoso quadriennale a 127 milioni di dollari. Andre Roberson, Jerami Grant e Steven Adams completano un quintetto con quantità e qualità a disposizione, mentre dalla panchina Patrick Patterson e Nerlens Noel potrebbero rappresentare opzioni importanti sotto canestro. La sensazione, però, è che non si andrà granché oltre le 47 e 48 vittorie raccolte nei due anni senza Durant. Anzi, il rischio è di peggiorare e giocarsi i playoff all’ultimo respiro nel caldissimo Ovest.

3 – Denver Nuggets (record previsto 46-36)

Sono ormai cinque le stagioni senza playoff dei Nuggets, che lo scorso anno si sono giocati la partecipazione in overtime contro i Timberwolves all’ultimissima partita di regular season. La previsione di un record identico, però, non presuppone che Denver sia squadra in piena corsa per sfatare la piccola maledizione di quest’ultimo lustro. La fondamentale conferma di Nikola Jokic a 148 milioni di dollari per i prossimi cinque anni garantisce un centro da 18.5 punti, 10.7 rimbalzi e, incredibile ma vero, 6.1 assist a partita. Con lui sono rimasti i protagonisti della bella cavalcata dell’anno passato, a eccezione di Wilson Chandler. Su tutti Paul Millsap, atteso alla rivalsa dopo appena 38 partite giocate, con numeri lontani da quelli entusiasmanti agli Hawks. Jamal Murray è esploso fino a 16.7 punti a partita, ma può fare ancor meglio in cabina di regia senza più la pressante coabitazione con Emmanuel Mudiay. Alle sue spalle come point guard c’è ora un Isaiah Thomas tornato nei panni di mortifero sesto uomo, per provare a rilanciare una carriera fatta di incredibili alti e bassi. Completano il quintetto Gary Harris e Will Barton, 33.2 punti in due di media a partita, mentre la panchina è nel complesso giovane, ma povera di grandi nomi, Thomas a parte.

4 – Minnesota Timberwolves (record previsto 44-38)

Dopo 13 stagioni negli abissi della National Basketball Association, trascorse tra record terrificanti e mancate qualificazioni ai playoff, i Timberwolves sono riusciti nell’impresa di uscire dall’anonimato e conquistare finalmente la post-season, pur terminata al primo turno con una secca sconfitta per 4-1 contro i Rockets. Le 47 vittorie della scorsa stagione potrebbero tranquillamente venir replicate da Minnesota, che in estate ha perso soltanto Jamal Crawford tra i pezzi pregiati del roster della rinascista. Non fosse che Jimmy Butler non appare intenzionato a firmare un’estensione di contratto e sta aspettando una trade che lo porti lontano da Minneapolis. Il presunto accordo con gli Heat è in altomare e il tip-off si avvicina, ma Butler ha già dichiarato di voler giocare, a prescindere da dove debba farlo. Senza conoscere con certezza il suo futuro è difficile dire dove possano arrivare questi T-Wolves. Chi non si muoverà di certo è Karl-Anthony Towns, che ha firmato di recente un quinquennale a 90 milioni di dollari, confermandosi il vero e unico faro della franchigia in ottica futura. Insieme ad Andrew Wiggins, che però ha vissuto un calo evidente e preoccupante nella scorsa stagione, chiusa con quasi 6 punti di media in meno rispetto alla precedente, con il 43% al tiro e il 33% da oltre l’arco. A completare il quintetto sono i soliti Jeff Teague e Taj Gibson. Da valutare con attenzione Josh Okogie, 20esima scelta assoluta allo scorso Draft, oltre alla voglia di rivalsa di Luol Deng, arrivato a dare una mano dalla panchina. E se Derrick Rose confermasse i 14.2 punti con eccezionali percentuali visti negli scorsi playoff, questo quarto posto potrebbe trasformarsi in qualcosa di molto più importante…

5 – Portland Trail-Blazers (record previsto 41-41)

Dopo la clamorosa cavalcata della scorsa regular season, con i Blazers volati fino al terzo posto di Western Conference a ridosso delle 50 vittorie, è arrivato lo sweep subito dai Pelicans nei playoff a fare da doccia gelata sulle ambizioni di Portland. La stagione che si appresta a iniziare potrebbe confermare la tendenza vista in post-season. Poco è cambiato a roster in un’estate senza particolari spunti. Damian Lillard e C.J. McCollum restano il fulcro del roster, nella speranza che possano ripetere i 48.3 punti e 10 assist di media raccolti a partita durante la stagione regolare. In particolare Lillard, crollato di oltre 6 punti a partita nei playoff, tirando con il 35% dal campo e il 30% da oltre l’arco, è atteso a un nuovo cambio di marcia. Fondamentale la presenza di Jusuf Nurkic sotto canestro, mentre il duo di ali titolari, composto da Maurice Harkless e Al-Farouq Aminu, non sembra assicurare particolari garanzie. A rinforzare la panchina è arrivato un tiratore come Seth Curry, pur reduce da un grave infortunio alla gamba sinistra. Tempi duri per Evan Turner, dimostratosi un investimento scellerato a 70 milioni di dollari per quattro anni. Le più grandi speranze sono sulle spalle di Zach Collins, decima scelta assoluta nel Draft del 2017 e reduce da una stagione in crescita, soprattutto ai playoff.

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