Preview NBA: Southeast Division 2018/2019

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La Southeast Division si presenta come una delle più deboli dell’intera NBA per la prossima stagione. Washington dovrebbe essere sulla carta la squadra più quotata ma lascia ancora grandissimi dubbi, mentre i Miami Heat puntano ancora ai playoff e sperano di essere più solidi dell’anno scorso. Dietro di loro il vuoto con Hornets, Magic e Hawks che non hanno speranze di giocare la post season e che sperano di far migliorare un po’ i loro giovani talenti in previsione delle stagioni successive. Intrigante il potenziale degli Orlando Magic (Bamba e Isaac su tutti) che però dovranno operare delle scelte importanti (e sensate) sul mercato per dargli la possibilità di esplodere.

1 – Washington Wizards (record previsto 47-35)

La scorsa stagione nella Capitale non è stata buona, anzi. Le aspettative erano ben più alte e non sono state minimamente rispettate a causa anche degli infortuni che hanno bloccato i due migliori giocatori della squadra: Wall e Beal. Quest’anno pare essere l’ultima chiamata per questo gruppo guidato da coach Brooks, perché la dirigenza ha riconfermato in blocco il roster, cedendo solamente Gortat che era arrivato ai ferri corti con Wall e prendendo Dwight Howard, che spera di poter vivere una stagione tranquilla dopo tanti anni difficili e almeno una mini rinascita dal punto di vista del gioco.
La panchina, che è stata probabilmente il tallone d’Achille in questi anni è stata rinforzata dagli arrivi di Austin Rivers e Jeff Green, due giocatori che non fanno della continuità la loro arma principale, che vanno ad aggiungersi ad una squadra che l’anno scorso ha perso già ben 15 partite contro squadre con un record perdente.
Da capire poi se Otto Porter porterà a compimento la sua crescita e la sua evoluzione, diventando ufficialmente un membro dei big three, e se lo staff tecnico deciderà di coinvolgerlo di più in campo, oltre che utilizzarlo come spot-up shooter.

2 – Miami Heat (record previsto 45-37)

In Florida si spera che la stagione non si trasformi in un farewell tour di Dwyane Wade com’era stato per i Lakers con Bryant. La decisione di Flash di tornare per un’ultima stagione dovrà servire a Miami come stimolo per fare meglio dello scorso anno, obiettivo possibile, per permettere anche a DWade di giocare un’ultima volta i playoff, magari da protagonista.
Il roster non è stato migliorato in estate anche perché lo spazio salariale non permetteva di fatto movimenti: confermato Ellington che è stato uno dei migliori tiratori della Lega, c’è da capire la situazione tecnica e psicologica di Whiteside che più volte è stato lasciato seduto nei momenti importanti (per far spazio ad Adebayo o a Olynyk come centro) e che non ha gradito le scelte di coach Spoelstra. I tempi di recupero di Waiters si sono allungati e quindi la dirigenza spera che davanti a due veterani come Wade e Ellington possano finalmente esplodere due giovani come Richardson e Winslow.
Il roster è abbastanza profondo per puntare sicuramente ai playoff a Est, ma gli Heat dovranno evitare tutte quelle sconfitte con squadre di bassa classifica che lo scorso anno hanno minato record e continuità.

3 – Charlotte Hornets (record previsto 38-44)

La partenza di Howard e il ritorno di Bismack Biyombo dovrebbero dare di nuovo spazio a Cody Zeller che nel quintetto con Kemba Walker (che in estate sarà free agent), Nicolas Batum, Michael Kidd-Gilchrist e Marvin Williams nel 2016/17 aveva portato gli Hornets ad ottenere discreti successi e un po’ più di solidità. Un po’ pochino per sperare nei playoff, soprattutto se Jeremy Lamb o Malik Monk non daranno garanzie come guardia titolare (così da far uscire Kidd-Gilchrist dalla panchina per bilanciare meglio i quintetti). Inoltre a Charlotte si spera che Batum possa tornare a giocare un basket più consistente di quello visto lo scorso anno (magari evitando anche qualche infortunio) e per dargli nuova linfa hanno convinto una superstar come Tony Parker a lasciare a sorpresa gli Spurs per sparare le ultime cartucce. Dalla panchina il francese sarà un veterano in grado di guidare la squadra affidata a coach James Borrego, anche lui ex San Antonio e giovane coach in rampa di lancio. Forse, alla fine dei conti, il vero miglior acquisto fatto dagli Hornets potrebbe rivelarsi proprio l’allenatore.

4 – Orlando Magic (record previsto 25-57)

“Confusione”. Questa è la parola che si associa meglio alle scelte dei Magic delle ultime stagioni. Draft e mercato sono stati veramente incomprensibili per anni e anche questo 2018/19 non è sembrato essere diverso. La scelta di Mo Bamba è ovviamente corretta perché passare un possibile talento del genere (lunghissimo e con tiro da 3 anche) sarebbe stato troppo rischioso, ma va a infarcire un reparto lunghi già congestionato (e che almeno Biyombo è stato fatto partire) con Vucevic e Gordon che dovrebbero partire nello starting five. Da capire poi cosa fare con Jonathan Isaac che lo scorso anno è stato frenato da un infortunio ma che si ripresenta ai blocchi come un vero e proprio unicorno stile Giannis o Porzingis: 208 cm ed una mobilità da guardia potrebbero farlo diventare un “3” che renderebbe il reparto interni dei Magic davvero spaventoso per dimensioni e atletismo (con Bamba e Gordon da ipotetici 5 e 4). Il problema, però, è che all’abbondanza sotto le plance fa da contraltare la totale mancanza di esterni consistenti: Fournier si è meritato lo spot di titolare a suon di canestri negli ultimi anni ma non è quel giocatore in grado di fare le scelte giuste per equilibrare l’attacco, mentre il playmaker titolare al momento è D.J. Augustin
L’arrivo di coach Clifford in panchina, almeno, dovrebbe fare migliorare l’efficienza difensiva della squadra. Ma i playoff restano un miraggio.

3 – Atlanta Hawks (record previsto 21-61)

Dopo che il primo tentativo di ricostruzione seguendo le orme degli Spurs non ha funzionato, gli Hawks ci riprovano attingendo dalla filosofia dei Warriors. Un obiettivo ambizioso ma che comincia con Trae Young e la sua scelta alla #5 del Draft: il playmaker, simile per caratteristiche e facilità a scaldare la mano a Steph Curry, sarà di fatto il leader della squadra dopo che la dirigenza ha ceduto anche Schroeder per fargli spazio come titolare e preso Lin per fargli da chioccia dalla panchina. In più si attende il ritorno di Kevin Huerter dall’infortunio alla mano: l’obiettivo infatti è quello di provare a ricreare con lui e Young una coppia simile a Curry e Thompson.
Ambizioso come progetto, ma Atlanta non ha nulla da perdere e quest’anno come focus ha quello di far crescere i giovani interessanti a roster: oltre a Young infatti ci si attende la crescita di John Collins, lungo moderno davvero interessante e di Taurean Prince, ala capace di incidere su entrambe le metà campo, il più classico dei 3&D che l’NBA attuale richiede in squadra.
Vince Carter, un po’ a sorpresa, ha scelto di sparare le sue ultime cartucce in questo progetto e anche quest’anno, da super veterano, dovrebbe potersi ritagliare un minutaggio decente.

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