Antetokounmpo e i suoi Bucks sulle orme degli Warriors: che inizio!

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Giannis Antetokounmpo – © 2018 twitter/Bucks

Se si dovesse nominare una sola grande sorpresa in questo avvio di stagione in NBA, potremmo senza dubbio avanzare la candidatura dei Bucks di Mike Budenholzer. Andando con ordine, sono 10 le vittorie nelle prime 14 partite giocate, di cui sette consecutive per iniziare al meglio la regular season al meglio. Un paio di stop, contro i Celtics prima e contro i Trail-Blazers poi, non hanno certamente frenato l’entusiasmo di Milwaukee, che può forse rimpiangere maggiormente gli stop successivi contro Clippers in overtime e Grizzlies, inframmezzati dalle splendide vittorie contro Warriors e Nuggets. A dimostrazione che la squadra ha tutta l’intenzione di confermarsi ai piani altissimi della Eastern Conference, di cui al momento occupa il secondo posto. Per provare poi a superare quel maledetto turno di playoff che ha fermato la squadra addirittura per otto volte consecutive dal 2000 fino a oggi e per dodici nelle ultime tredici qualificazioni alla post-season, dal 1990 a questo momento.

SULLE ORME DEGLI WARRIORS

Difficile non esaltarsi di fronte ai numeri pazzeschi collezionati dai Bucks fino a questo momento. Milwaukee non ha soltanto sconfitto i due volte campioni in carica di Golden State con un impressionante 134-111, ma li ha incredibilmente scalzati dal trono di miglior squadra per punti (121 a 120.7 a partita) e per triple (14.8 a 13.8) segnati a partita. Con percentuali inferiori sia dal campo (48.5% a 50.9%) che da oltre l’arco (41.8% a 36.9%), ma comunque riuscendo a percorrere al meglio la strada cestistica imposta da chi ha dominato la National Basketball Association in questi ultimi anni. Soltanto i Blazers (51.8 a partita) raccolgono più rimbalzi dei Bucks (51.1), soltanto i soliti Warriors (29.9) li superano per assist di media (26.9). Il tutto con un più che accettabile score di 15.5 palle perse a partita, appena 0.5 in più della squadra di coach Steve Kerr. Andando a scavare oltre le statistiche più elementari, si trova un offensive rating esplosivo da 115.1 punti ogni 100 possessi, alle spalle soltanto dei 117.3 di Golden State e davanti ai 113.7 dei Raptors che guidano la Conference. Abbinato a un’efficienza difensiva eccezionale, con appena 104.8 punti subiti ogni 100 possessi, a pari merito con i Grizzlies al terzo posto tra le migliori difese NBA, dietro soltanto a Celtics (101) e Thunder (103.3). Ben distanti, in positivo dai 107.8 punti subiti ogni possessi dagli Warriors.

FATTORE GIANNIS

Le più recenti quote dei bookmakers parlano chiaro: Giannis Antetokounmpo, leader di questi Bucks da urlo, è il numero uno nella corsa al titolo di Most Valuable Player, anche di fronte a quel LeBron James dato per favorito ai blocchi di partenza. I suoi numeri fin qui sono strepitosi: 25.8 punti, 12.7 rimbalzi, 5.6 assist, 1.4 stoppate e 1.4 palle rubate a partita, con prestazioni estasianti quali le due triple-doppie raccolte fin qui nelle vittorie contro Sixers e Kings. The Greek Freak è sulla strada verso la gloria, anche se i margini di miglioramento restano evidenti. Pazzesco il 56% al tiro, non altrettanto il tragico 7% da oltre l’arco, pur avvicinando il proprio career-high con 2.2 triple tentate a partita. Il 69% dalla lunetta è un career-low se si esclude l’anno da rookie e un grande passo indietro dal 77% e 76% delle ultime due annate. Mai come in queste prime 13 partite giocate, poi aveva collezionato la bellezza di 4.8 palle perse di media, pur accompagnate da un career-high al momento per assist. A eccezione di Antetokounmpo, che nel 2017/18 ha segnato il 68% dei propri canestri nel pitturato, praticamente chiunque può segnare da tre punti in questi Bucks.

LOPEZ E GLI ALTRI

Brook Lopez – © 2018 twitter/Bucks

Per questo e per svariati altri motivi, non è corretto identificare le vittorie di squadra con il solo Giannis. Milwaukee, per cominciare, porta tutti gli starting five oltre quota 12.5 punti. Khris Middleton approccia quota 20 con 19.4 punti a partita, Eric Bledsoe ne aggiunge 13.9 con 6 assist, mentre Malcom Brogdon è a quota 13.9 punti e 4 rimbalzi. La vera grande sorpresa dei Bucks, però, si chiama Brook Lopez. Non tanto, ovviamente, per i career-low da 12.5 punti e 3.1 rimbalzi a partita, quanto per la sua incredibile trasformazione sul parquet. Il centro non ha tentato una singola tripla in carriera nei primi cinque anni nella Lega. Oggi ne colleziona la bellezza di 7 a partita, che converte con il 41.8%. Che, per intenderci sarebbe di poco inferiore alla percentuale tenuta nella scorsa regular season da Stephen Curry (42.3%). Lopez, fin qui, ha un net rating di +15.3 punti ogni 100 possessi e gioca circa 27 minuti a partita: numeri da stella di prim’ordine. La panchina, guidata da un ottimo Ersan Ilyasova, è di qualità, anche se manca ancora di qualche elemento per essere tra le migliori in NBA. Proprio come, in generale, sono questi Bucks: a un passo dalla gloria, ma con l’umiltà giusta per sognare di diventare “gli Warriors dell’Est”.

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