Dalle Bahamas ai Kings: la crescita di Buddy Hield, il cecchino di Sacramento

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Buddy Hield, Sacramento Kings – © 2018 Photo by Joe Murphy/NBAE via Getty Images

Come quintogenito di sette ragazzi, Chavano “Buddy” Hield non la ha mai avuta facile da bambino. Buddy (soprannome che arriva dalla sit-com “Married…with Children”) inizia a giocare alla Jack Hayward High School, con la quale vince il torneo statale delle Bahamas. Grazie a questo successo si trasferisce negli Stati Uniti, dove frequenta la Sunrise Christian Academy e dove viene fortemente reclutato da Kansas e Oklahoma.

Buddy e i Sooners

Con la scelta di giocare per Lon Kruger a Oklahoma (e non per Bill Self e i leggendari Jayhawks di Kansas), Hield rinuncia alla possibilità di essere un “One-and-Done” e si dice pronto a restare con gli Sooners per il futuro prossimo. Questa scelta non comune però porta i suoi frutti.

Nei suoi quattro anni a Norman, Buddy migliora mostruosamente nel tiro (2012: 38.8 FG% e 23.8 3P%, 2016: 50.1 FG% e 45.7 3P%) e viene coronato miglior giocatore nella NCAA del 2015/16 (John Wooden Award). Hield trascina i Sooners fino alla Final Four del 2016, dove vengono sconfitti dai futuri campioni Villanova.

Dopo la sconfitta Hield si dichiara ufficialmente per il Draft del 2016. Tanti scout lo paragonano a Khris Middleton, un esterno con un tiro preciso e capace di segnare tanto su un gran volume di conclusioni. Hield non è per niente un playmaker e difensore, ma riesce a impressionare tante franchigie con la sua tecnica di tiro perfetta e la confidenza nelle sue abilità.

Le 57 partite a New Orleans e poi…

Hield viene selezionato dai Pelicans, che sono disperati nella ricerca di uno scorer che possa aiutare Anthony Davis. Buddy però non si inserisce bene nel backcourt vicino a giocatori come Holiday, Stephenson, Moore e Jack. Tira solo 8.3 volte a partita e viene usato come spot-up-shooter, cosa non adatta per un giocatore come lui, che era abituato ad essere il giocatore chiave di una squadra, come lo era a Oklahoma.

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Però poi, con uno degli scambi più inaspettati degli ultimi anni, New Orleans lo manda a Sacramento, alla corte di Dave Joerger, dove inizia a giocare meglio. Il merito va attribuito al coach ex Grizzlies che installa un sistema di gioco post-Cousins che si focalizza sul “Pace-and-Space” moderno della lega, nel quale Hield e Collison diventano le guardie che prendono la maggior parte dei tiri. Hield inizia a giocare bene (15.1 PPG in confronto ai 8.6 a New Orleans), rimane concentrato in difesa e inizia ad assomigliare al Buddy dei Sooners 2015-2016.

La rinascita dei Kings

La seconda stagione in California è all’insegna del tanking, con Sacramento che mette in campo un mix tra veterani (Carter, Hill e Randolph) e giovani (Fox, Cauley-Stein, Jackson…). Con questo roster vincono 27 partite, non malissimo pensando che l’anno prima con Cousins ne avevano vinte solo 5 in più. Hield mette a segno 13.5 PPG, due punti in meno al confronto del anno prima a Sacramento. Ma gioca bene vicino a De’Aaron Fox, che ha ancora le sue difficoltà nell’assistere i suoi compagni (24.6 AST%, meno della metà di due All Star come Westbrook e Harden, a 49 AST%).

Quest’anno però i Kings sono cambiati: sono decimi nella NBA per numero di assist a partita con 24.4 e sono secondi in “Pace” a 106.25 possessi a gara. Sacramento non tira tanto da fuori (solo 27.7 tiri a partita, 25esimi nella lega), ma attaccano il canestro, con il 48.6% dei tiri che arriva all’interno della restricted area.

Ed è proprio qua dove Buddy è migliorato. Hield è diventato il Khris Middleton (come dicevano gli scout) dei Kings: è il giocatore col tiro più preciso di Sacramento ed  ha iniziato in questa stagione ad utilizzare il pick and roll con Cauley Stein, grazie al quale può tirare dal midrange (52 FG%) o attaccare il canestro e guadagnarsi viaggi in lunetta (83,8 FT%). Hield probabilmente non sarà mai un giocatore che potrà guidare una squadra, un uomo franchigia, ma con l’aiuto di De’Aaron Fox (migliorato incredibilmente), Marvin Bagley III e Willie Cauley Stein, potrebbe riportare a Sacramento quello che manca dal 2006: i playoffs!

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