Jayson Tatum non è più una sorpresa: il futuro dei Celtics passa da lui

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Jayson Tatum – © 2018 facebook.com/bostonceltics

Ogni anno l’università di Duke guidata dal leggendario Coach K, Mike Krzyzewski, produce un giocatore NBA, non si scappa! Da JJ Redick a Kyrie Irving passando per Brandon Ingram, Jahlil Okafor, Tyus Jones e gli ultimi Marvin Bagley III e Wendell Carter. Nell’estate del 2017 è uscito un Blue Devil poco pubblicizzato, quasi lontano dai radar, un’ala da Saint Louis classe 1998 a nome Jayson Tatum.

Nell’anno a Durahm l’attuale numero 0 dei Celtics era visto come un’ala veloce, brava nel ball handling e nel creare il proprio tiro, ma incapace in difesa e con tiro inaffidabile dall’arco. Giocò bene a tratti, ma non riuscì ad essere costante: Duke vinse il torneo dell’ACC ma uscì al secondo turno del torneo NCAA contro la South Carolina di Thornwell e PJ Dozier, arrivata fino alla Final Four.

Alla corte di Ainge e Stevens

I Boston Celtics hanno la numero 1 al Draft 2017 ma la scambiano coi 76ers per la 3 (più un’altra prima scelta futura), sapendo che Phila prenderà Markelle Fultz e che i Lakers selezioneranno alla 2 Lonzo Ball. Leggenda vuole che l’obiettivo vero di Boston fosse Josh Jackson, ala da Kansas ora a Phoenix, ma il giocatore non si presentò al provino pre Draft e così Danny Ainge puntò tutto su Tatum!

Racconti a parte, Boston chiama Tatum alla 3 e il nativo di Saint Louis viene subito battezzato nel fuoco: si ritrova nel starting lineup di Boston al posto del infortunato Hayward e deve da subito giocare 30 minuti a partita.

Tatum inizia la stagione al di sopra delle aspettative, migliorando di partita in partita. Si trova in sintonia con Irving e Horford che riescono a dargli opportunità in attacco, con le loro doti da playmaker. Tatum finisce la stagione benissimo (16.4 PPG, 47.5% FG, 43.4% 3PG) e cresce nei playoffs, trascinando i Celtics insieme a Jaylen Brown e a Rozier (anche Irving infortunato) alla finale di Conference, dove perde contro LeBron James e i Cavaliers.

Nonostante la sconfitta, Tatum si conferma anche nei layoffs e diventa il miglior scorer dei Celtics in assenza di Irving e Hayward. Però, come sottolinea coach Brad Stevens, può e deve ancora migliorare:

E’ sempre stato un ragazzo che può mettere la palla nel canestro e che può fare un sacco di cose positive per la squadra, ma deve migliorare molto in tantissime fasi del gioco e penso che sia tutto legato alla sua forza fisica

Tatum dovrà allora migliorare nella sua fisicità per andare in lunetta con più frequenza. E questo si vede già da subito quest’anno, da 3.8 tiri liberi a partita è andato su 5.1, e così fornisce ai Celtics un’ottima seconda opzione vicino a Irving.

Un futuro da leggenda?

A soli 20 anni di età, il giovane originario di Saint Louis ha già ricevuto paragoni con altre leggende dei Celtics come Paul Pierce e John Havlicek. Certo, questi sono nomi da Hall of Fame, ma Tatum ha queste potenzialità: è bravissimo nel creare il suo tiro e a muoversi nel flusso offensivo, non è egoista e appare come un ragazzo con la testa ben salda sulle spalle (è già padre). Ha anche dimostrato di essere freddissimo, segnando il tiro decisivo nella sfida contro i Knicks due settimane fa.

Non è impossibile immaginarsi un Tatum con medie da 28 PPG e 10 RPG che trascina i Celtics nelle NBA Finals in due o tre anni, ma non è ancora il caso di mettere questa pressione su un 20enne.

Tatum è uno dei gioielli del Draft 2017, una classe destinata a restare nella storia visto che, in attesa dell’esplosione di Fultz, può godersi i vari Mitchell, Kuzma, Ball, Markkanen, Fox, Smith Jr., Allen e Isaac (solo per citarne alcuni…). JT, insieme a Mitchell, sembra quello che già ora potrebbe essere considerato il favorito a diventare un giorno l’MVP della lega e chissà, giocando insieme a Kyrie Irving ed essendo allenato da Brad Stevens, magari anche campione NBA con in mano il Larry O’Brien Trophy, proprio come hanno fatto in passato Pierce e Havlicek.

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