Serie A, Trento: solito brutto inizio di stagione. Qual è il problema di quest’anno?

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Ogni anno è più o meno la stessa storia, ma un inizio di stagione così negativo non lo si era mai visto ai piedi delle Dolomiti. Che Trento sia un diesel è ormai chiaro a tutti, ma ogni volta che comincia una nuova stagione ci si augura di non dover partire sempre con l’handicap.

Aquila Trento © 2018 twitter.com/AquilaBasketTN

Problemi tattici?

A prescindere da discorsi tecnico-tattici (di cui parleremo in seguito), che pure hanno una loro rilevanza, la causa del “male” di Trento, se così si può definire, risiede quasi certamente in una preparazione atletica che punta a far raggiungere il top della condizione a partire dalla seconda metà della stagione, per diventare, verso aprile/maggio, la squadra più in forma del campionato. Una strategia, più o meno condivisibile, da sempre adottata da società e staff tecnico, che ha portato Trento (e questo è da riconoscere) a diventare protagonista in Italia e in Europa nel giro di pochissimi anni. D’altra parte però, una grande squadra (o una società che aspira a diventare tale) non può permettersi di approcciare una nuova stagione con una sfilza di risultati negativi. Il rischio di avere ripercussioni negative sul morale dei giocatori e, di conseguenza, sulla chimica di squadra è elevatissimo, senza considerare lo scarso appeal che può avere, anche sul mercato, una formazione costretta ad inseguire sin dalla prima giornata di campionato.

Problemi tecnici?

Passando alle questioni tecniche, forse ciò che manca di più nel roster di coach Buscaglia è un giocatore, che per talento e qualità tecniche, sia in grado di cambiare l’inerzia di alcune partite caricandosi la squadra sulle spalle. Detto in altre parole, chi è il leader di questa squadra, quello a cui dare la palla nelle situazioni critiche? Se capitan Toto Forray, in quanto a garra non è secondo a nessun, non può certo essere considerato il leader tecnico della squadra; a Diego Flaccadori sembra ancora manchi qualcosa prima di poter diventare il go-to-guy dei suoi compagni; Beto Gomes è un grandissimo giocatore, ma di sistema. Insomma, qualcosa manca. Cosa? Esattamente uno come lo Shavon Shields del finale di stagione scorso, ma anche Dominique Sutton potrebbe andare bene. Perché se da un lato Trento ha voluto puntare su un sistema di gioco in cui ognuno è protagonista, dall’altro è a volte evidente (soprattutto quando le cose vanno male) che manca un giocatore in grado di vincere le partite da solo, quando necessario.

Roster di livello?

Ma quello che viene considerato il principale “responsabile” del pessimo inizio di stagione trentino è proprio l’idolo di casa Davide Pascolo, tornato a vestire la maglia dell’Aquila dopo due anni a Milano. Nell’immaginario di tutti sarebbe dovuto essere lui il leader di questa squadra che, pur di rivederlo in bianco-nero, ha rinunciato a uno come Sutton. Ma quello visto finora non è nemmeno lontanamente parente del Pascolo che aveva lasciato Trento tre stagioni fa. Tornerà quello di prima dopo due stagioni passate perlopiù in panchina e gli infortuni che ne hanno indebolito il fisico di per sé già piuttosto gracile? Per ora, le prestazioni fornite dall’ala grande friulana non hanno fatto altro che alimentare questi dubbi. Il recupero sembra essere più lento del previsto, ma anche quando viene chiamato in causa non è certo uno che trasmette fiducia e sicurezza ai suoi compagni. È una scommessa persa o bisogna solo avere un altro po’ di pazienza?

Il nuovo arrivo

Tra tante domande, qualcosa a Trento ha iniziato a muoversi, per cercare in qualche modo di invertire questo trend negativo. Il ritorno di Aaron Craft, che trascinò Trento alla sua prima finale scudetto nella stagione 2016/17 con i suoi 10.4 punti, 4.2 rimbalzi e 4.8 assist di media, sembra essere una mossa più emozionale che tecnica, con l’obiettivo di dare maggiore equilibrio e solidità mentale a questo gruppo. Sarà la mossa giusta? Staremo a vedere, considerando che potrebbe non essere l’ultimo cambiamento in casa bianco-nera.

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