Disastro Melo, Harden da MVP: dall’abisso alle stelle per i Rockets

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James Harden – © 2018 twitter.com/HoustonRockets

La stagione dei Rockets è iniziata tra alti e bassi clamorosi. L’arrivo di Carmelo Anthony in estate prometteva scintille, in una squadra che negli scorsi playoff ha battagliato contro gli Warriors fino a una sudata Gara 7 nelle finali di Conference e che, in regular season, ha centrato il miglior record in NBA, con ben 65 vittorie in totale su 82 partite giocate. In realtà, le mosse in offseason si sono rivelate un boomerang contro Houston, che ha seriamente rischiato di implodere dopo le tre sconfitte consecutive contro Timberwolves, Jazz e Mavericks. Un record di 11-14 ha trascinato la squadra di Mike D’Antoni al penultimo posto in Western Conference. Poi, però, otto vittorie nelle ultime nove partite giocate hanno riportato il sereno in Texas, insieme a un posto tra le prime otto squadre a Ovest.

HOUSTON, ABBIAMO UN PROBLEMA

In estate l’arrivo di un altro giocatore “da figurina” ha mascherato un paio di decisioni ben poco sagge da parte di Houston. La scelta di privarsi in free agency di Trevor Ariza, finito ai Wizards dopo l’avvio di stagione da incubo ai Suns, e Luc Mbah a Moute, oggi ai Clippers, ha tolto alla squadra due tra i migliori difensori a roster. E rimpiazzarli con Anthony e con James Ennis non è certamente stata la soluzione migliore per far fronte al problema. L’avventura di Melo ai Rockets è durata la miseria di dieci partite in tutto: 13.4 punti e 5.4 rimbalzi a partita, ma anche un -9 di net rating ogni 100 possessi con lui sul parquet, frutto di appena 102 di offensive rating a fronte di un 111 in termini di rating difensivo. Da questo punto di vista, l’inefficienza del numero 7 ha costretto Houston a prendere una decisione con incredibile immediatezza, ma il problema non è scomparso insieme a lui. Tra il 24 novembre e il 9 dicembre, quando la squadra ha raccolto ben sette delle 15 sconfitte stagionali, i Rockets non hanno mai subito meno di 103 punti, con il picco dei 124 di media nelle quattro débacle consecutive contro Pistons, Cavaliers, Wizards e Mavericks. Non propriamente avversarie pronte per le Finals.

LA SVOLTA

Un James Harden da oltre 39 punti di media ha guidato la riscossa nelle ultime otto partite, con o senza Chris Paul, messo fuori causa da un problema al tendine nelle ultime tre grandi sfide contro Spurs, Thunder e Celtics. Le prime partite quest’anno che i Rockets riescono a vincere anche senza CP3, dopo cinque sconfitte per iniziare la stagione. D’altronde, la squadra di D’Antoni ha conquistato 15 delle 23 partite giocate in regular season con Harden e Paul sul parquet insieme, mentre ha perso sette delle otto precedenti senza almeno uno dei due, prima del triplo exploit di questi ultimi giorni. Merito di un Barba stellare, che fin qui ha collezionato 32.7 punti, 5.5 rimbalzi, 8.3 assist e 2.1 palle rubate di media, portando il proprio offensive rating da 113.4 punti ogni 100 possessi, il sesto miglior risultato in NBA tra i giocatori con almeno 30 partite giocate e 30 minuti di media sul parquet. Paul aggiunge 15.6 punti e 8 assist alla causa, ma anche un Clint Capela da 17.3 punti, 12.6 rimbalzi e 1.9 stoppate di media e un Eric Gordon da 15.5 punti, pur con un deludente 30% da oltre l’arco, meritano una menzione d’onore.

DIFESA E RIVERS

Con Houston tornata su ottimi livelli in termini di produzione offensiva, con il pazzesco record nella storia NBA di 26 triple segnate su 55 tentativi contro gli Wizards, non resta che sistemare il fattore difensivo per ottenere nuovamente una squadra da titolo. Il secondo miglior attacco nella Lega, con 112.5 punti segnati ogni 100 possessi, non può bastare se accompagnato dalla quinta peggior difesa, salita a ben 111.4 punti subiti ogni 100 possessi. Con Paul ai box per un paio di settimane a causa delle noie muscolari e Brandon Knight di rientro dopo oltre un anno di inattività, i Rockets hanno giustamente affiancato Austin Rivers a Gordon nel comparto guardie.

In due partite per lui ottime percentuali al tiro (50%) e da oltre l’arco (44%), oltre a un esplosivo net rating di +16.3 punti ogni 100 possessi con lui sul parquet, da valutare però sul lungo periodo. Pur con qualche difficoltà, insomma, i Rockets sembrano tornati tra le grandi favorite a Ovest: difficile però che, se non dovessero sistemarsi gli ultimi tasselli soprattutto in difesa, si possa competere con gli Warriors per raggiungere le Finals.

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