Milano e l’ennesima delusione europea

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Sarebbe possibile nascondersi dietro a tante scuse: il livello alto delle squadre dell’Eurolega 2018/19, la poca esperienza del gruppo costruito questa estate, la presenza di giocatori non abituati a questi livelli, gli infortuni, un po’ di sfortuna. Ma come detto sarebbero tutte scuse.
L’Olimpia Milano deve iniziare a guardarsi in faccia e decidere cosa vuole fare da “grande”, perché mancare i playoff di Euroleague anche quest’anno avendo un roster di livello altissimo e con uno dei budget più alti dell’intera competizione, è chiaramente un segnale che qualcosa non va.

Ogni anno tende a ripetersi la stessa storia, e se fare peggio della scorsa stagione era impossibile, mancare l’obiettivo playoff con questi investimenti, seppur essendoci arrivati vicinissimi, non può che essere considerata una delusione. Una grande delusione. L’ennesima in campo europeo dove Milano ne sta inanellando una dopo l’altra.

La sconfitta nell’ultima giornata contro l’Efes Istanbul non può essere il problema (peggiori e più decisive sicuramente quelle contro Gran Canaria e Bayern Monaco), ma va analizzata minuziosamente dallo staff e dalla dirigenza, perché subire 101 punti nella partita decisiva della stagione seppure in casa di una squadra che fa dell’attacco il suo punto forte, è chiaramente un problema. Così come avere un intero quarto di blackout offensivo, senza nessuna idea se non dare la palla in mano a James o Micov e guardarli giocare 1 contro 5, è un altro grosso problema. Perché se in Italia le avversarie spesso sono di livello inferiore, in Eurolega ci si scontra ogni settimana contro le migliori, che sanno sfruttare i punti deboli.

Una stagione di alti e bassi

Che la stagione di EL sia lunghissima e difficile è ormai chiaro, con i back-to-back che vanno a sommarsi alle partite di campionato che sicuramente pesano. Ma come affaticano Milano, affaticano anche tutte le altre squadre.
L’AX Armani Exchange Milano era partita fortissimo, con 6 vittorie nelle prime 8 partite, dando l’impressione di essere finalmente riuscita a trovare una solidità da grande squadra. Poi però è arrivato il momento buio con addirittura 9 sconfitte e appena 2 vittorie nelle successive 11 partite, che di fatto hanno minato il cammino dei biancorossi in Europa. Le 6 vittorie nelle successive 7 uscite hanno rimesso in carreggiata la truppa di coach Pianigiani, che però proprio nel momento decisivo è incappata nuovamente in 4 sconfitte di fila per chiudere la stagione.
Il record finale di 14-16 vale il 13esimo posto, che come detto non può che essere considerata una grandissima delusione.

Cosa non ha funzionato?

Attacco statico e senza idee

Strano partire parlando dell’attacco, perché cifre alla mano Milano ha chiuso la regular season con la media punti realizzati più alta a quota 87.3! Eppure troppo spesso vedendo le partite che contavano di più, si percepivano enormi problemi offensivi, con scarsissima circolazione di palla, poche idee, pochissime situazioni per cercare di sfruttare i punti forti dei giocatori a roster. In compenso l’Olimpia si è rivelata una grande squadra di 1 contro 1 con giocatori in grado di spaccare in due le difese (James, Nedovic, Micov, Jerrells), caratteristiche che però troppo spesso sono diventate la normalità e la base del gioco d’attacco milanese (terza peggior squadra per assist).

Difesa totalmente inadeguata

Sperare di fare i playoff con la seconda peggior difesa dell’Euroleague con 87.2 punti di media subiti (praticamente uguali ai punti segnati) è una totale utopia. Il fatto che i successi ad alto livello si costruiscono dalla propria metà campo con aggressività e palle recuperate, che portano a contropiedi e canestri facili, non è stato instillato nella testa dei giocatori di Milano. Troppo spesso gli esterni sono stati battuti dal palleggio, sui pick ‘n roll l’efficienza era bassissima, il che costringeva i lunghi a spendere troppo spesso falli presto nella partita, condizionandone l’andamento, oppure a fare rotazioni lunghe, lasciando per forza di cose spazio a qualche giocatore avversario con tiri aperti o penetrazioni al ferro facili.

Mancati adeguamenti

In 30 partite (più quelle di campionato e coppa) lo staff tecnico non è riuscito a trovare degli adeguamenti a entrambe le situazioni, sia offensive che difensive. L’inserimento di Nunnally e la partenza di Bertans praticamente non hanno inciso minimamente, la squadra ha giocato sempre nello stesso modo, senza mai avere delle situazioni per far spiccare le doti di uno o dell’altro giocatore. Chiaramente le caratteristiche di Mike James, probabilmente il miglior attaccante 1c1 in Europa condizionano il gioco, ma anche quando lui era in panchina l’idea offensiva era sempre la stessa. Poca circolazione, poche volte la palla dentro, passaggi sul perimetro fine a sé stessi. Tutte cose che aiutano le difese avversarie.

Cosa fare in futuro?

La posizione di Simone Pianigiani è senza dubbio in bilico perché le delusioni come detto stanno diventando sempre di più (solo quest’anno oltre al mancato approdo ai playoff di Eurolega Milano è stata eliminata anche nel primo turno di Coppa Italia) e l’eventuale vittoria dello Scudetto potrebbe non bastare più alla dirigenza. Anche perché negli ultimi anni tanti giocatori sono cambiati ma i problemi sono rimasti praticamente gli stessi, sia a livello tecnico che come approccio. Forse quindi è arrivato il momento per l’Olimpia di provare a cambiare pagina, cercando di prendere un coach di alto livello europeo, che possa dare una guida ai giocatori di altrettanto alto livello presenti a roster.
Uno come Xavi Pascual, libero dopo la parentesi al Panathinaikos, potrebbe essere uno dei nomi papabili come successore ad esempio, per cercare finalmente di tornare nell’olimpo del basket Europeo e mettere fine a tutta questa serie di delusioni.

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