Bologna e Sassari, doppietta in Europa! Ma non sediamoci sugli allori…

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Come tutti ormai sapranno, la scorsa settimana due squadre italiane hanno conquistato altrettanti trofei di livello internazionale, l’ultimo dei quali risaliva alla FIBA Europe Cup vinta da Venezia la scorsa stagione.

Quest’anno invece è stata Sassari a conquistare la quarta edizione del secondo torneo europeo organizzato dalla FIBA, portando a casa il primo trofeo europeo della sua storia. L’arrivo in panchina di coach Pozzecco ha indubbiamente dato una marcia in più ai sardi, fondamentale nel momento decisivo della stagione, sia per ottenere i playoff in Serie A sia per portare a casa la coppa. Dagli ottavi di finale in poi, Sassari non ha perso nessuna partita (a parte un pareggio ai quarti contro i turchi del Karsiyaka), meritando il trionfo finale contro i tedeschi del Wurzburg.

L’altro trionfo italiano in Europa è stato quello della Virtus Bologna, che ha portato a casa la Basketball Champions League, terza edizione della competizione principale organizzata dalla FIBA. Anche qui, una spinta decisiva verso la conquista del trofeo è stata l’arrivo in panchina di coach Sasha Djordjevic, in grado di dare nuova linfa ai suoi ragazzi. La Virtus ha infatti dominato la Final Four di Anversa, non lasciando scampo né a Bamberg in semifinale né tanto meno a Tenerife nella finalissima, conquistata grazie al talento offensivo dell’Mvp della Final Four Kevin Punter. Sebbene le Vu Nere siano fuori dalla lotta playoff, questi ragazzi hanno il merito di aver riportato un trofeo europeo a Bologna dopo l’EuroChallenge della stagione 2009/10.

Due successi dunque che sono di vitale importanza per tutto il nostro movimento cestistico, ma su cui non dobbiamo assolutamente cullarci, come invece sembrerebbe fare il presidente della FIP Gianni Petrucci, il quale ha affermato che il movimento italiano esprime una pallacanestro di alto livello e che i giocatori italiani hanno avuto un ruolo da protagonisti in entrambi i successi, tralasciando il fatto che si trattava “solo” della terza e quarta competizione europea, dove gli stranieri hanno avuto un ruolo da assoluti protagonisti. Piuttosto deve far riflettere il fatto che in né in Eurolega né in Eurocup, le due più importanti competizioni europee, nessuna delle squadre italiane partecipanti è riuscita ad andare oltre la regular season.

La cosa più importante che dobbiamo capire è che le società professionistiche di pallacanestro devono essere trattate alla stregua di normali aziende (senza aspettare benefattori disposti a fare un investimento a perdere), che devono essere gestite da gente competente in tutti i vari aspetti che le riguardano. E invece siamo anni luce indietro riguardo ad infrastrutture, palazzetti in primis, molti dei quali sono strutture degli anni ’80 che non hanno subito alcuna opera di manutenzione nel corso del tempo; a investimenti nei settori giovanili, dove per un ragazzino diventa praticamente impossibile portare avanti il suo percorso sportivo insieme a quello scolastico; a stabilità e controlli preventivi dei conti delle società, che avrebbero evitato l’insorgere, durante la stagione, di situazioni critiche come quelle di Torino e Cantù, o le difficoltà di Avellino.

Sono tutti aspetti che, giustamente, passano in secondo piano nel momento in cui si vince un trofeo, ma che non scompaiono da un giorno all’altro solo perché abbiamo conquistato una coppa europea. Ripartiamo da questi due successi, teniamo quanto di buono è stato fatto, per rilanciare la pallacanestro italiana a 360 gradi.

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