Tutto da rifare per i T’wolves: e se Towns facesse come Davis?

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I Timberwolves hanno spezzato la maledizione chiamata playoff, dopo un’eterna assenza di addirittura tredici stagioni, al termine della regular season 2017/18. La vittoria nel decisivo “spareggio” finale contro i Nuggets hanno ridonato l’emozione della post-season, durata però il tempo di una serie, con i Rockets a banchettare per 4-1 senza particolari difficoltà. Un anno dopo, Minnesota è nuovamente fuori dalle magnifiche otto di Western Conference, crollata addirittura alla postazione numero 11 a Ovest. E, guardando al futuro, alle tante speranze per un gruppo giovane e di qualità, si aggiungono altrettante incertezze.

Cosa funziona: Towns e poco altro

Per quanto disastroso, il 36-46 con cui i T-Wolves hanno chiuso la stagione, un passo indietro di ben 11 vittorie rispetto a un anno prima, non porta con sé soltanto aspetti negativi. Karl-Anthony Towns si è confermato tra i centri più dominanti della Lega, con 24.4 punti, 12.4 rimbalzi e 1.6 stoppate a partita, con anche 3.4 assist e uno splendido 40% da oltre l’arco su 4.6 tentativi a partita. Il ritorno di Derrick Rose (quasi) a livelli da All-Star non può che essere una splendida notizia tanto per Minnesota quanto, in generale, per tutti gli appassionati di questo sport: per l’ex Bulls sono stati 18 i punti di media in 27 minuti abbondanti a partita, con il 48.2% al tiro e 4.3 assist. In estate sarà necessario valutare la sua conferma, considerando il suo status di free agent: sarebbe meritata, ma saggia soltanto per una cifra intorno ai 5 milioni di dollari a stagione.
Forse la nota più lieta è stata l’esplosione del rookie Josh Okogie che ha permesso alla franchigia di lasciar andare Jimmy Butler avendo un minimo di sicurezza in quel ruolo per il futuro.
Il travagliato addio di Tim Thibodeau e l’arrivo in panchina di Ryan Saunders, figlio del compianto Flip, ha poi riportato un clima di serenità e fiducia in vista della prossima stagione, cui dovranno corrispondere, però, anche migliori risultati.

Cosa non va: Wiggins e tanto altro

Oltre al deludente record, però, non tutti gli aspetti negativi sono legati alle sconfitte e al ritorno all’anonimato al momento di staccare il biglietto per i playoff. La delusione più grande si chiama Andrew Wiggins. Non soltanto non ha compiuto alcun passo avanti rispetto alle quattro precedenti stagioni in NBA, ma sembra lontano anni luce dal giocatore che, soltanto due anni fa, collezionava 23.6 punti a partita. Oggi i punti sono 18.1 di media, con la peggior percentuale al tiro (41.2%) in carriera, accompagnata da un negativo 33.9% da oltre l’arco. Quando si è trattato di difendere, poi, Wiggins ha fatto marcia indietro: 111.5 i punti subiti ogni possessi con lui sul parquet, lo score peggiore tra chi ha giocato almeno 50 partite con Minnesota in stagione. Scarso è stato poi l’apporto dei nuovi arrivati dai 76ers: Covington è stato fuori quasi sempre per problemi alle caviglie, mentre Dario Saric non è sembrato neanche lontanamente il giocatore duttile ammirato in maglia Philadelphia. Jeff Teague, poi, rimane una delle note più dolenti visto lo scarsissimo impatto e la mancanza di leadership.

Towns come Anthony Davis?

Se dal punto di vista contrattuale non esistono timori relativi al futuro di Towns, che lo scorso settembre ha firmato un quinquennale da 190 milioni di dollari fino al 2023/24, la paura che può sorgere nella mente dei Timberwolves è che il centro, prima o poi, possa pensare seriamente a un futuro lontano da Minneapolis, puntando i piedi per essere inserito in una trade verso una squadra più attrezzata, come accaduto ai Pelicans con Anthony Davis. E, se l’addio di Jimmy Butler, volato ai Sixers dopo appena dieci partite giocate in stagione regolare con Minnesota, è stato doloroso e deleterio, un eventuale partenza di Towns rovinerebbe del tutto il futuro della franchigia. Rose non assicura certezze, Wiggins è in costante flessione e, a meno di trovare gemme nascoste al Draft con una scelta intorno alla decima a disposizione, servirà accogliere qualche free agent di valore per cambiare marcia in vista della prossima stagione.
Soprattutto per evitare che, per rivivere l’emozione dei playoff, debbano passare un’altra dozzina di interminabili stagioni.

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