A un passo dalle Finals: cosa manca ancora ai Bucks di Antetokounmpo?

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Era dai magnifici anni ’70 di Kareem Abdul-Jabbar che i Bucks non toccavano quota 60 vittorie in regular season, con appena 22 sconfitte. Era sempre dai magnifici anni ’70, dal 1974 in particolare, che i Bucks non chiudevano la regular season al comando della Eastern Conference. Quell’anno chiusero la stagione con le ultime Finals disputate nella propria storia, perse a gara 7 contro i Celtics. Era dal 2001, e questi sono i dati più incredibili di tutti, che i Bucks non conquistavano la Central Division e non vincevano una serie ai playoff.

Giannis Antetokounmpo – © 2018 twitter/Bucks

Dopo otto eliminazioni al primo turno consecutive, Milwaukee ha scacciato la maledizione, concedendo una sola sconfitta tra Pistons (4-0) e Celtics (4-1). Saliti sul 2-0 nella finale di Conference contro i Raptors, però, gli uomini di Mike Budenholzer si sono sfaldati, dapprima in Canada e poi anche in casa, finendo per perdere la serie per 4-2 e per salutare un possibile e incredibile ritorno alle Finals, contro gli Warriors.

COS’HA FUNZIONATO

Il Giannis Antetokounmpo formato Most Valuable Player visto in regular season è riuscito a ripetersi ad altissimi livelli anche ai playoff, chiudendo le 15 partite giocate in post-season con medie strepitose: 25.5 punti, 12.2 rimbalzi, 4.9 assist, 1.2 palle rubate e 2 stoppate a partita. E, in ogni singola statistica, The Greek Freak è stato leader di squadra. Ottimo anche il rendimento di Khris Middleton, dimostratosi ancora una volta primo alfiere di Giannis, con 16.9 punti, 6.3 rimbalzi e 4.4 assist di media. Decisivo l’apporto di Brook Lopez, che ha segnato 11.2 punti a partita con il 45.5% al tiro ed è stato elemento fondamentale sotto canestro, nonché clutch player in molte situazioni importanti. Dalla panchina si è fatta sentire la presenza e l’esperienza di George Hill, autore di 11.5 punti con il 53.4% dal campo in appena 26 minuti di utilizzo a partita. La conferma di entrambi in questa off-season è fondamentale per il futuro dei Bucks.

COS’E’ MANCATO

La flessione di Eric Bledsoe tra regular season e playoff ha dimostrato, per l’ennesima volta, tutta l’incostanza di una tra le migliori point guard della Lega, almeno sulla carta. Bledsoe ha collezionato appena 13.7 punti di media, con il 41.1% al tiro e addirittura il 23.6% da tre punti su 4.8 tentativi a partita. Non eccezionale il rendimento di Malcom Brogdon, sceso di un 5% abbondante al tiro tanto dal campo (da 50.5% a 44.9%) quanto da tre punti (da 42.6% a 37.8%), anche se l’infortunio l’ha condizionato non poco. Bruciante la delusione anche per quanto mostrato da Nikola Mirotic, crollato a 9.5 punti di media e in grado di convertire appena 1.6 delle 5.4 triple tentate a partita (28.9%). In estate si dovrà puntare a un ulteriore miglioramento proprio nell’ambito del tiro da tre punti, magari con l’inserimento di un’ala three-and-D nella prossima free agency, da affiancare a Middleton.

I FREE AGENT

Tra gli elementi di spicco a roster, sono Brogdon, Lopez e Mirotic quelli più in vista ad arrivare in scadenza in questa offseason. Per il primo dei tre la conferma sembra assicurata, anche se costerà a Milwaukee un contratto verosimilmente intorno ai 60 milioni di dollari per i prossimi quattro anni. Lopez ha senza dubbio meritato la conferma, ma la scelta sul futuro toccherà a lui: restare ai Bucks e rinunciare a qualche milione di dollari di stipendio oppure cercare fortuna altrove, magari con un ricco contratto annuale. Mirotic, invece, verrà lasciato andare dopo i deludenti playoff appena trascorsi. A breve, poi, arriverà il momento del “contrattone” per Middleton: il suo nome potrebbe non venire associato a un accordo in tripla cifra, ma i Bucks difficilmente rinunceranno al proprio secondo miglior giocatore, anche se su di lui c’è il fortissimo interesse di tantissime franchigie.

E NON SOLO

Andrà poi valutata con attenzione la situazione point guard: Bledsoe resta la prima pedina, ma Hill è quantomai necessario dalla panchina. Impossibile che Milwaukee accetti di pagare i 18 milioni di dollari per il suo contratto, ma non tutto è perduto: dopo una prima separazione, Hill può tornare a roster con un contratto meno esoso del precedente, ma più lungo. Quel che resta da aggiungere è un’ala three-and-D (dopo la cessione di Tony Snell), oltre a un centro in grado di darsi il cambio con Lopez, senza pestare i piedi a sua maestà Antetokounmpo. Che resta la speranza più concreta per i Bucks per provare, a partire dalla prossima stagione, ad avvicinare ancora i fasti dei magnifici anni ’70 e a tornare alle Finals.

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