Lo Scudetto della continuità: Venezia è campione d’Italia 2019!

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Non è importante capire se è più semplice vincere 22 partite di fila o conquistare uno Scudetto. Quello che conta è che le due finaliste playoff, Venezia e Sassari, ci hanno regalato delle emozioni che difficilmente dimenticheremo.

In Gara 7 non c’è praticamente mai stata partita, con un Bramos come al solito decisivo nelle partite che contano (segnando 17 dei suoi 22 punti nel terzo quarto), coadiuvato da un ottimo capitan Haynes (21 punti), anche lui ormai veterano di queste battaglie. I ragazzi di coach De Raffaele si sono dimostrati più all’altezza della situazione, soprattutto grazie alla maggiore esperienza accumulata nelle stagioni precedenti, in cui la Reyer si è trovata spesso a giocare partite di questo genere.

È uno Scudetto che premia la continuità del progetto Reyer (che sta ottenendo successi sia a livello maschile che femminile che giovanile), in una città in cui ormai si respira pallacanestro, grazie al lavoro svolto negli anni dalla coppia Brugnaro-Casarin. Quando De Raffaele dice “è stato bello zittire tutti” non ha tutti i torti, perché dopo una stagione regolare sottotono, in pochissimi si aspettavano una Reyer così in post season. Ora invece il coach può vantarsi di aver portato a Venezia il secondo scudetto in tre anni, e il merito è soprattutto suo perché è riuscito a tenere unito il gruppo, facendo sentire tutti sempre coinvolti, ruotando 10-11-12 giocatori, fattore poi risultato decisivo viste le ben 17 gare disputate in post season. Senza un tale coinvolgimento, sarebbe risultato davvero difficile giocare 17 partite di questo livello.

Il grande merito di Venezia sta nell’aver saputo gestire, a livello fisico ma soprattutto mentale, la fiducia e l’entusiasmo con cui Sassari approcciava la serie finale, dopo aver eliminato per 3-0 Brindisi e i campioni in carica di Milano (la Reyer invece era arrivata alla “bella” sia contro Trento che contro Cremona). Proprio la capacità di far perdere, partita dopo partita, le certezze accumulate dagli isolani, è stata la chiave, più di qualsiasi accorgimento tecnico-tattico, che ha permesso a Venezia di avere la meglio su Sassari.

Perché i ragazzi di coach Pozzecco, nonostante il peggiore piazzamento in classifica al termine della regular season, avevano iniziato la serie finale con i favori del pronostico, dopo le imprese compiute tra finale di stagione, Fiba Europe Cup e playoff. Per questo vanno fatti loro i complimenti, perché sono stati la squadra che ha espresso il più bel gioco in Serie A, esaltante e allo stesso tempo efficiente, hanno risvegliato la passione, in realtà mai sopita, di un’isola intera, e hanno riportato in alto Sassari, dopo alcuni anni di purgatorio. E l’accoglienza riservata alla squadra di ritorno dal Taliercio è una dimostrazione di maturità anche da parte della tifoseria, nella speranza che questa stagione sia il punto di partenza per costruire futuri successi, magari iniziando dalla prossima.

Stagione 2019/20 che già si prospetta molto entusiasmante non solo per le motivazioni che avranno le due finaliste di quest’anno, con Venezia che dovrà confermarsi all’altezza dello scudetto cucito sul petto, e Sassari che vorrà dimostrare che questa stagione non è stata un fuoco di paglia, ma anche perché, finalmente, dopo diversi anni, la Serie A potrà riabbracciare piazze storiche come Fortitudo Bologna, Virtus Roma e Treviso. Ma i buoni motivi per seguire la prossima stagione non finiscono qui: c’è anche Milano che ha riportato in Italia uno dei migliori coach a livello internazionale come Ettore Messina; la Virtus Bologna con Sasha Djordjevic in panchina che promette di dare filo da torcere alle grandi fin da subito; e a seguire tutte le altre formazioni, pronte a darsi battaglia, nella certezza che non mancheranno le sorprese.

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