Un’estate pazzesca: dove possono arrivare i Pelicans di Williamson?

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Dopo i playoff del 2018, in cui i Pelicans hanno confermato un’ottima regular season da 48 vittorie con un perentorio sweep ai danni dei Blazers, prima di arrendersi ai futuri campioni NBA di casa Warriors, l’idea era quella di trovarsi di fronte a una delle franchigie protagoniste del successivo futuro nella Lega, o almeno tra le prime forze a Ovest, con Anthony Davis destinato al titolo di Most Valuable Player, più prima che poi. Invece, dopo una stagione ricca di controversie e sconfitte (49), New Orleans è ripiombata nel baratro.

Brandon Ingram, Zion Williamson & J.J. Redick – © 2019 twitter.com/PelicansNBA

Grazie al pazzesco lavoro del general manager David Griffin, però, artefice di una tra le più entusiasmanti offseason del passato recente in NBA, i Pelicans si presentano ai blocchi di partenza della prossima stagione di nuovo tra le grandi protagoniste. E, incredibilmente, senza Davis a roster.

Davis ai Lakers

Già, perché The Brow è finalmente volato ai Lakers, alla corte di LeBron James, che già nei pressi della scorsa trade deadline aveva tentato in tutti i modi di spingere i gialloviola alla follia per salvare una stagione poi chiusasi senza nemmeno qualificarsi ai playoff. Griffin è riuscito a massimizzare la cessione di uno tra i centri più dominanti della Lega, ma che ormai aveva deciso di cambiare aria: in cambio di Davis i Pelicans hanno ottenuto tre ottimi talenti in Lonzo Ball, Brandon Ingram e Josh Hart, oltre a ben tre prime scelte al Draft. Tra queste, anche la scelta numero 4 in quello del 2019, poi scambiata con gli Hawks in cambio delle successive numero 8, 17 e 35, a inizio del secondo giro, utili a portare a New Orleans altri tre importanti giovani innesti oltre a Zion Williamson.

Fattore Williamson

Proprio Williamson è stato il fiore all’occhiello della offseason dei Pelicans. La fortuna ha aiutato la franchigia nel proprio percorso di rivoluzione assegnando la prima scelta assoluta allo scorso Draft, pur con soltanto il 6% di possibilità pre-lottery, nell’anno in cui esce dal college uno tra i talenti più pazzeschi visti sul parquet in questi ultimi anni. L’ala approda in NBA da Duke forte di una stagione da 22.6 punti, con il 68% al tiro e un onesto 34% da oltre l’arco su 2.2 tentativi a partita, oltre a 8.9 rimbalzi, 2.1 palle rubate e 1.8 stoppate di media. Una struttura fisica devastante da 201 centimetri per 129 chilogrammi di peso si accompagna a un atletismo incredibile, per il prospetto più intrigante fin dai tempi di LeBron James.

Il resto del Draft

E il Draft dei Pelicans non ha portato in dote il solo Williamson. Grazie all’astuta trade con gli Hawks, i Pelicans hanno messo le mani sull’obiettivo Jaxson Hayes e ottenuto un’altra scelta al primo giro alla numero 17, con cui hanno accolto Nickeil Alexander-Walker. Il centro da Texas è senza dubbio un prospetto assai più grezzo rispetto alla prima scelta assoluta, ma al fianco suo e di Ingram può comporre uno tra i frontcourt più esaltanti nel futuro della Lega.
La guardia da Virginia Tech, invece, ha collezionato una seconda stagione al college da urlo rispetto alla prima, passando da 10.7 a 16.2 punti segnati e da 1.5 a 4 assist a partita. Pur non avendo in dote un atletismo eccezionale, Alexander-Walker ha ottime statistiche al tiro e da tre punti e può essere un fattore già nella stagione da rookie all’interno delle rotazioni. Con la numero 35, invece, è arrivato il brasiliano Marcos Louzada Silva, che può evolversi in un buon prospetto da 3-and-D nei prossimi anni.

La rivoluzione

E non assolutamente finita qui. A dare man forte a Jrue Holiday nel backcourt è arrivato J.J. Redick, esperto quanto affidabile tiratore che ha firmato un biennale a 26 milioni di dollari dopo una stagione da grande protagonista ai Sixers, chiusa per altro con il 39.7% da tre punti su 8 tentativi a partita. E, se l’addio di Julius Randle in free agency è stato senza dubbio doloroso, sotto canestro è arrivato un ottimo centro come Derrick Favors dai Jazz, reduce da una stagione da 11.8 punti, 7.8 rimbalzi e 1.4 stoppate in appena 23 minuti di utilizzo.
Importanti, a livello di rotazioni, le conferme di Darius Miller e di Jahlil Okafor, mentre proverà a farsi spazio in NBA il nostro Nicolò Melli. L’ex Olimpia Milano, tra i grandi protagonisti nella stagione del Fenerbahce, sarà il terzo italiano in NBA oltre a Danilo Gallinari, in forza ai Thunder, e a Marco Belinelli, attualmente agli Spurs.

In casa Pelicans, insomma, l’hype regna sovrano. E già la prossima stagione aiuterà a capire se la scalata all’Olimpo della franchigia più talentuosa dell’odierna NBA resterà soltanto un sogno o potrà diventare realtà.

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