Che stagione si prospetta per i 3 italiani in NBA?

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Con l’arrivo di Nicolò Melli ai New Orleans Pelicans gli italiani in NBA tornano ad essere tre. Oltre a Melli, i due superveterani d’oltreoceano, Gallinari e Belinelli, sono pronti a ricominciare una nuova, ennesima stagione nel campionato di basket più bello al mondo.
I tre pilastri della nazionale italiana giocheranno curiosamente tutti nella super competitiva Western Conference, e per almeno due di loro si prospetta una stagione del tutto particolare.

Melli tra i giovani, talentuosi Pelicans

Nick Melli ha aspettato l’offerta e la squadra giusta prima di arrivare in NBA. Già due anni fa aveva ricevuto diverse offerte da parte di franchigie americane, in particolare quella alettante degli Atlanta Hawks, ma il ragazzo di Reggio Emilia voleva affermarsi ai massimi livelli in Europa; per questo, alla fine la scelta è ricaduta sul Fenerbahce di Obradovic che l’ha aiutato a crescere tantissimo, sia da un punto di vista tecnico sia da un punto di vista mentale, divenendo uno dei lunghi più duttili del panorama cestistico europeo. La sua assenza al mondiale cinese è pesata come un macigno sulle sorti della nazionale allenata da Sacchetti, con un Melli in più, come minimo, avremmo visto una squadra più competitiva.

Melli si ritrova ora in una delle squadre NBA più “elettrizzanti”, costellata di giovani dal potenziale immenso (Zion Williamson, Lonzo Ball, Brandon Ingram), su cui saranno puntati moltissimi riflettori nel corso della stagione. Lui dovrà essere bravo a ritagliarsi minuti importanti, cercando di rimanere stabilmente nelle rotazioni, sfruttando quelle che sono le sue indubbie capacità fisiche e tecniche, che ne fanno un 4 molto pericoloso, anche per i palcoscenici NBA. Alvin Gentry, head coach dei Pelicans, ne ha già tessuto pubblicamente le lodi, ed i numeri di Melli in questo inizio di stagione sono tutt’altro che da buttare: 3 partite giocate, 15 minuti di media, 9 punti e 3 rimbalzi a partita. La nuova sfida di Melli e dei suoi Pelicans sono sicuramente una delle cose da seguire con grande attenzione quest’anno.

Gallinari, OKC e le sirene del mercato

Per Danilo Gallinari quella appena trascorsa in maglia Clippers è stata la stagione migliore della sua carriera in NBA. Ha fatto registrare il massimo personale in ogni principale categoria statistica: 19.8 punti di media a partita, 6.1 rimbalzi, tirando col 46% dal campo e con più del 43% dalla linea dei tre punti. È stato indiscutibilmente una delle pedine fondamentali che ha permesso alla squadra di Doc Rivers di accedere ai playoffs del 2019, poi chiusi al primo turno contro i Warriors. Eppure, i Clippers sono stati “costretti” a privarsi del Gallo per ottenere i talenti di Paul George, in quella che è stata una delle trade, se non la trade, più clamorosa della passata free agency.

Gallinari è finito ad OKC insieme al compagno di squadra Shai Gilgeous-Alexander. La squadra dell’Oklahoma, dopo la fine dell’era Westbrook, ha una sola parola d’ordine: rebuilding. Gallinari sarà sicuramente uno dei punti fermi della squadra, e insieme a Chris Paul avrà verosimilmente il compito della guida nei confronti dei nuovi giovani che gravitano alla coorte di Billy Donovan. Ai Thunder, in questo particolare momento storico, si pensa a tutto meno che a provare a vincere nell’immediato, ecco allora che il Gallo dovrà attendersi una stagione decisamente diversa rispetto a quella precedente. Tuttavia, non da un punto di vista personale: se starà bene fisicamente, avrà spazio e minuti a disposizione per poter tentare di replicare, e perché no, migliorare i numeri sopra riportati. Attenzione però, perché molti rumors danno alcune contender seriamente interessate all’acquisizione del numero 8 ex Olimpia Milano (anche perché con contratto in scadenza).

Belinelli e gli Spurs

Dopo tre anni e quattro diverse franchigie, Sacramento, Atlanta, Charlotte e Philadelphia, Belinelli ha fatto ritorno lo scorso anno a San Antonio. Quella in procinto di cominciare sarà per lui la quarta stagione con i colori grigio argento addosso, mai nella sua lunga carriera NBA ha giocato così a lungo per una sola franchigia. Nel suo travagliato viaggio nella pallacanestro americana, viaggio che lo ha condotto sul tetto del mondo, ovvero il titolo NBA, proprio con gli Spurs, Marco ha cambiato ben 9 squadre, spaziando da situazioni quanto più dissimili tra loro, eppure, come non manca di ripetere ad ogni intervista, è San Antonio che considera la sua vera casa cestistica.
Molto è dovuto alla stima ed al rapporto che ha instaurato con coach Gregg Popovich, una figura da lui considerata quasi paternalmente, il quale non ha mai nascosto la stima per il giocatore italiano, ritenuto essenziale per le rotazioni e gli equilibri della squadra texana. Belinelli è ad oggi un solidissimo role player, perfettamente a suo agio nel sistema spursiano, che per usare un eufemismo, è quello più reticente al moderno stile di gioco adottato dalla quasi totalità delle franchigie NBA, in cui il tiro da 3 la fa da padrone. Belinelli ha 33 anni ed è all’ultimo anno di contratto: la sua volontà sarebbe quella di firmarne un altro per prolungare la sua permanenza al di là dell’oceano. Un ottimo incentivo per fa sì che ciò avvenga sarebbe centrare nuovamente la qualificazione ai playoffs, cosa che a San Antonio avviene da 22 anni in fila, record ogni epoca. Obiettivo che sembra ancor più fattibile rispetto alla passata stagione, potendo gli Spurs contare su un Dejounte Murray pienamente ristabilito ed un certo Tim Duncan in più nel coaching staff.

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