Preview NBA: Central Division 2019/2020

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Finalmente l’inizio della stagione NBA 2019/2020 è vicino con i training camp al via, e con loro è tempo di preview per conoscere meglio le singole Division e le squadre che le compongono.

Milwaukee Bucks 2019-20 – © facebook.com/milwaukeebucks

Partiamo da una delle meno combattute della Lega: la Central Divison.
Dopo quasi un decennio di dominazione dei Cleveland Cavaliers, diviso in due momenti temporali, la Central è finita nella mani dell’erede al trono di LeBron, Giannis Antetokounmpo, che grazie al nuovo sistema installato da Mike Budenholzer ha portato in vetta i Milwaukee Bucks. Dietro di loro i Pacers sembrano i più legittimi avversari, mentre per Bulls e Pistons la lotta sarà per cercare di strappare un posto nei playoffs. I Cavs invece proseguiranno il loro rebuilding.

1 – Milwaukee Bucks

I Bucks al momento sono considerati la formazione favorita per prendersi nuovamente la corona della Eastern Conference, ma quest’anno l’obiettivo non è farlo solo nella stagione regolare ma anche nei playoffs. La partenza di Leonard da Toronto e l’infortunio di Durant rendono Raptors e Nets meno competitive, lasciando i soli 76ers al livello della squadra di Giannis e compagni. La partenza di Brogdon peserà nell’assetto tattico di coach Bud, ma i Bucks si sono mossi molto bene sul mercato pescando tre veterani come Matthews, Korver e Robin Lopez (che giocherà col gemello) oltre ad un giovane con caratteristiche interessanti per il loro gioco come Dragan Bender, a caccia di riscatto dopo la deludente esperienza a Phoenix.

2 – Indiana Pacers

C’è un trend molto interessante che passa inosservato nella NBA, ma potrebbe diventare una gran bella storia quando in 2 anni riguarderemo con stupore alle mosse fatte negli ultimi anni da squadre come Indiana, Chicago e Oklahoma City. Tutte e tre hanno iniziato un rebuilding con la trade del proprio giocatore franchigia (George, Butler e Westbrook nell’ordine) ed erano preparate per un futuro assai difficile e duro navigando fra le acque incerte della Lottery. Però si può fare il ragionamento che tutte e tre a questo punto si trovano in una situazione più positiva per il futuro che prima delle trade appena menzionate (George, Butler e Westbrook non avrebbero mai trascinato le proprie squadre verso le Finals).

Indiana è sicuramente al momento la squadra più intrigante della Central Division. Con il ritorno dall’infortunio di Victor Oladipo e le addizioni di Jeremy Lamb e Malcom Brogdon, c’è una possibilità sempre più vera che Indiana potrebbe finire nella lotta per le Eastern Conference Finals. Certo, le partenze di Bogdanovic e Young pesano, ma Indiana ha sempre dimostrato di essere più che capace nel sostituire giocatori veterani con giovani di gran talento (Holiday e Bitadze sembrano essere perfetti per lo schema di McMillan).

3 – Chicago Bulls

Chicago rimane l’esempio peggiore per cosa può accadere da un secondo all’altro nella NBA. Come una giocata, un paio di secondi, possono cambiare l’andamento di una franchigia per anni. I tifosi non sono ancora completamente guariti da quel fatale infortunio di Derrick Rose, MVP e ROY, pronto a riportare quel successo nella città di Jordan che mancava da così tanti anni. I Bulls hanno sofferto tanto ultimamente, da Butler a Wade e Rondo fino ad arrivare a Jabari Parker, nessuno mai capace di riportare la gloria sperata dalla tifoseria.

Però le cose sembrano finalmente andare verso la strada giusta: Chicago è uscita sicuramente rinforzata dalla offseason, assicurandosi Coby White nel Draft e garantendo le firme di Thaddeus Young e Tomas Satoransky, che ha già dimostrato al Mondiale di valere la fiducia messa in lui da parte di Forman e Paxson. Markkanen e LaVine sembrano finalmente pronti a diventare gli All-Star che servono alla squadra di Boylen, mentre stagioni senza infortunio di Porter e Carter Jr. dovrebbero mettere Chicago nella discussione per i playoff nella Eastern Conference.

4 – Detroit Pistons

Inizia la seconda stagione dell’esperimento Blake Griffin a Detroit e sotto la guida di Dwayne Casey le cose probabilmente non cambieranno. La squadra è praticamente la stessa e le uniche due nuove addizioni di spessore sono il rookie francese Sekou Doumbouya (ancora da vedere se capace di tenere i ritmi NBA) e Derrick Rose, che spera di compiere un’ulteriore salto dopo i lampi mostrati la stagione scorsa a Minnesota. La NBA non perdona inattività e stallo, e credo di non essere solo nel dire che Detroit deve muoversi se vuole ancora pensare di farcela nella Eastern Conference. Giocatori come Jackson e Drummond sono troppo cari e senza potenziale di miglioramento, mentre Kennard è stato un pick al Draft apparentemente sbagliato, pur restando uno specialista di buon livello.

5. Cleveland Cavaliers

Deve far male come tifoso dei Cavaliers vedere LeBron e Anthony Davis pronti per iniziare insieme ai Lakers una stagione che assomiglia tanto quella “benedetta” del 2016. Cleveland si ritrova nella stessa posizione del 2011: un anno dopo che LeBron è partito, i Cavs sono nel possesso di una, anzi due, guardie giovani che si contendono la leadership della squadra post-James. Garland e Sexton (come Irving e Waiters) entrano nell’annata con una chimica che può solo essere descritta come “strana”. Assieme a loro ci sono qualche giocatore sorprendentemente decente come Osman e Zizic oppure giocatori eccessivamente pagati dell’era LeBron come Thompson e Clarkson. Rimane anche l’incognita Kevin Love, che non posso immaginarmi a Cleveland fino alla fine del suo contratto.

Per finire voglio dire che ne sono perfettamente consapevole che questa non sia la Central Division di Jordan, Isaiah Thomas e Mark Price degli anni ’90. Però è notevolmente migliorata dall’anno scorso e anche se Milwaukee rimane nettamente ad un livello superiore degli altri, credo che la Divison possa finalmente risorgere dalle ceneri nelle quali l’aveva lasciata il Re LeBron.

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