Golden State Warriors: dal prossimo anno si torna a fare sul serio!

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Per comprendere al meglio che cosa sia diventata l’NBA di oggi, forse, basterebbe gettare un occhio al caso dei Golden State Warriors, i quali, dopo anni vissuti sotto l’abbagliante luce dei riflettori, si ritrovano ora privati persino di un palcoscenico.
Sarebbe stato assolutamente folle, nel corso dell’estate, anche solo pensare che la squadra delle 5 finali consecutive, dei 3 titoli vinti, delle 73 vittorie potesse ritrovarsi agli albori dell’anno nuovo sul fondo della Western Conference, con un record di 9-31, il secondo peggiore dell’intera lega.

La squadra è talmente mutata nei suoi effettivi e valori tecnici da essere quasi irriconoscibile. I Warriors, però, nel senso di dirigenza e staff tecnico, sono tutt’altro che in preda alla disperazione. Si procede con calma in attesa di aprile, quando ci sarà tutto il tempo per progettare una stagione che sia davvero all’altezza del nome che portano stampato sulla canotta.

Una stagione finita ancor prima di iniziare

La regular season 2019-2020 dei Golden State Warriors è sostanzialmente finita la notte del 31 Ottobre, quando Curry si è fratturato la mano sinistra nella partita domestica persa malamente contro i Phoenix Suns. Già privi di Klay Thompson, fuori tutta la stagione per via della rottura del legamento crociato del ginocchio occorsagli durante le scorse Finals, con un Curry che sarebbe dovuto andare sotto i ferri e con un D’Angelo Russell che di lì a poco si sarebbe fatto male alla spalla saltando la bellezza di 14 partite, la squadra di Kerr ha iniziato a perdere interesse, diciamo così, nel portare a casa il risultato.

Con un bollettino medico di tale entità scongiurare un calo a picco sarebbe stato quanto meno proibitivo; considerato anche il non secondario fatto che questa squadra è al secondo posto nella lega per età media dei suoi componenti (24.4).

Cosa si può salvare?

Ci sono tuttavia alcuna note liete in questa sciagurata e stramba stagione, e da un punto di vista delle prestazioni strettamente individuali, e da quello di una futura ottica di mercato. Russell, il giocatore più dotato offensivamente tra quelli attivi nel roster Warrior, nonché il pezzo più pregiato tra gli asset di mercato, ha offerto sempre prestazioni convincenti. Sta viaggiando a 23.2 punti di media a partita, massimo in carriera, con una true shooting percentage del 55.7%.
Più sorprendenti sono state invece le performance offerte da Glenn Robinson III e Alec Burks. Il 25enne ex Indiana Pacers, sta vivendo la sua miglior stagione NBA: 12.3 punti, 4.7 rimbalzi e 1.6 assist a partita, accompagnati dal 45.8% dal campo ed un ottimo 39.4% dai tre punti.
Miglior stagione della carriera anche per il veterano 28enne firmato questa offseason al minimo salariale: Burks sta facendo registrare 16 punti, più di 4.5 rimbalzi, più di 3 assist e 1.2 recuperi a partita.
Un cenno, poi, lo meriterebbe anche il rookie Eric Paschall, probabilmente il miglior giocatore scelto al secondo giro dello scorso draft, e legittimo candidato al premio di “ROY” (13.7 punti a partita tirando col 49% dal campo).

Gli scenari futuri

Le ultime voci danno gli Warriors come non interessati, a meno di offerte folli, a privarsi di D’Angelo Russell, ed al contrario, al momento più propensi ad aspettare di vedere che cosa potrà venire fuori dall’unione tecnica con Curry e Thompson. Ecco allora che Robinson III e Burks (o lo stesso Paschall) possono assumere un ruolo ancora maggiore in qualità di pedine di scambio. La franchigia della Baia ha delle carte allettanti in mano per far sì, come si accennava prima, che la prossima stagione possa essere di segno opposto a quella presente.

Ci sono elevate possibilità che Golden State possa mettere le mani su una top pick al prossimo Draft di Giugno, magari anche sulla prima scelta assoluta. A quel punto si ritroverebbe in casa un giovane talentuoso prospetto da far crescere con il prezioso supporto degli all-stars di ritorno, oppure, potrebbe utilizzarlo come perno di una trade che possa portare a San Francisco un’altra superstar NBA. Un nome molto caldo in queste ore è quello di Karl-Anthony Towns, su cui gli Warriors hanno gli occhi puntati già da molto tempo, e su cui l’interesse sarebbe accresciuto quando il diretto interessato ha reso nota la sua scontentezza di giocare per i T’Wolves, rei di un’ennesima stagione deludente. Non è detto che per arrivare a “KAT” non si possa passare per una trade che coinvolga proprio D’Angelo Russell (più scelte), già ampiamente cercato da Minnesota in estate. Oppure, e questa sarebbe una ipotesi più clamorosa (ma parecchi sono i rumors che rimbalzano in questa direzione), mettendo sul piatto Draymond Green, che sta giocando forse la peggior stagione da quando veste i colori dei californiani.

A prescindere da Towns, Golden State può seriamente arrivare ad impossessarsi dei talenti di un top NBA, quindi, virtualmente, ricreare un quintetto fatto quasi interamente di all-stars. Una stagione di “stop”, se così ci è concesso chiamarla, non è in fondo così spaventosa come appare. Ed anzi, se guardata in una giusta ed ottimistica prospettiva, potrebbe rivelarsi come una sorta di ponte che collega due distinte ere di successi targati Golden State Warriors.

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