Fermi tutti, sono tornati i Phoenix Suns! La rivelazione di inizio stagione

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Baynes e Rubio, Phoenix Suns © 2019 Photo by Ezra Shaw/Getty Images

Tra le piacevoli sorprese di questo inizio di stagione si annoverano certamente i Phoenix Suns di coach Monty Williams, forse, la vera squadra rivelazione. Non di certo perché è riuscita a mettere in fila numeri roboanti, né per la qualità di gioco espressa o per chissà quale intuizione rivoluzionaria mostrata in campo, più semplicemente, la squadra dell’Arizona ha finalmente mostrato di essere tale: una squadra compiuta, meritevole di giocare nella lega di pallacanestro più competitiva al mondo. Phoenix è al quinto posto della Western Conference con un record di 7 vinte e 4 perse, niente di eclatante, certo, ma se si considera che la scorsa stagione le servirono 31 partite per riuscire a raggiungere lo stesso numero di successi, allora, verrebbe quasi da gridare al miracolo. I Suns, ad oggi, giocano una discreta pallacanestro e sembrano finalmente seguire un unico spartito; fanno tutte quelle piccole-grandi cose davvero utili a vincere una partita. Insomma, dopo anni di oblio, parrebbero – il condizionale è d’obbligo – tornati ad essere una squadra decorosa.

L’attacco

I Suns sono in questo momento della stagione una squadra che difende bene ed attacca ancora meglio. La filosofia del “0.5 seconds or less” portata da Williams, che consiste nel prendere una decisione in campo in mezzo secondo, di qualunque natura essa sia, ha proiettato Phoenix al secondo posto per tiri “aperti” creati, cioè quelli che la difesa non riesce a contestare. Phoenix ha poi il terzo miglior offensive rating, 111.6; è prima per effective field goal percentage, ovvero per percentuale dal campo che tiene conto del peso effettivo del tiro da tre, 55.3%, e per percentuale reale di tiro, la quale addirittura sfiora il 60%. Ma la bontà e l’efficienza dell’attacco di Phoenix le sottolinea perfettamente il primato assoluto nella lega in fatto di assist, quasi 29 a partita. I Suns di Monty Williams, quindi, sanno come passarsi il pallone, come muoversi con efficienza con e senza palla – quasi il 10% del loro attacco passa dai tagli, una cifra altissima -, come utilizzare al meglio un’arma sempre più popolare nella NBA moderna, l’handoff, e come rendersi letali dall’arco. Incredibile, in questo senso, il caso di Aron Baynes, diventato in questo scampolo di stagione un cecchino infallibile: ha già preso quasi 50 triple tirando col 47%.

Molto della loro fluidità offensiva è dovuta all’innesto di un giocatore dall’intelligenza cestistica fuori dal comune, l’MVP degli scorsi mondiali Ricky Rubio. Dopo anni, Phoenix ha finalmente un direttore d’orchestra capace di dettare il “pace” della squadra così come lo richiede l’allenatore. La sua incredibile abilità nel playmaking non ha solo prodotto più movimento senza palla da parte dei compagni, consci che questa arriva se ci si posiziona correttamente, di conseguenza, più tiri aperti ed assist, ma ha soprattutto portato enorme beneficio alla stella della squadra, Devin Booker, sempre più uomo franchigia dopo la lunga  squalifica per doping inflitta ad Ayton.

Booker sta sì servendo meno assist ai compagni rispetto all’anno scorso, ma viaggia a cifre da superstar NBA: 25.5 punti a partita, più del 53% dal campo, 50% da tre punti e più del 90% dalla lunetta. Con gente come Rubio, Saric, Baynes o Oubre e Jhonson ad aprirgli il campo, evitandogli il raddoppio costante di marcatura e lasciandogli la possibilità di prendere tiri che non siano necessariamente forzati o a ridosso della sirena dei 24 secondi, il suo devastante talento offensivo può trovare massima realizzazione. L’anno scorso il 64% dei tiri di Booker non era assistito, quest’anno, invece, la percentuale è calata drasticamente fino al 44%: ed è forse la cifra che, sebbene riguardi un singolo, descrive al meglio la nuova attitudine offensiva degli interi Phoenix Suns.

La difesa

Phoenix è stata nota, in particolar modo negli ultimi tre anni, come una delle peggiori difese NBA, se non la peggiore in assoluto. La musica, anche qui, sembra esser diversa questa stagione. Monty Williams ed i suoi sono in top ten per efficienza difensiva, 1.018, dodicesimi per defensive rating, 105, e quarti per plus/minus, -7.1, cifra che ha dell’incredibile se si considera che appena un anno fa questo importante dato faceva registrare un agghiacciante +9.3.

I Suns difendono con competenza ed aggressività, forse persino eccessiva, dal momento che sono tra quelli che fanno più falli a gara, 25, e che concedono più tiri liberi agli avversari, 27.9. Subiscono infatti ancora molto nel pitturato, 50 punti a partita, ma di riflesso, sono una delle migliori difese sul perimetro: hanno subito di media solo 10 triple a partita a fronte di 29 concesse. La competenza nella metà campo difensiva dei Baynes, dei Saric, e dello stesso Rubio, ed ancora, le braccia lunghe di Kelly Oubre e Mikal Bridges, spingono a pensare che Phoenix possa dire la sua in questa parte del gioco, forse, senza mai arrivare a primeggiare, ma almeno, le forze in campo lasciano presupporre che non si ripresentino gli “orrori” difensivi che hanno contraddistinto gli ultimi sfortunati tempi dell’Arizona cestistica.

Il campione di partite è ancora davvero troppo esiguo per tracciare bilanci o per lanciarsi in stime sulla futura partecipazione o meno di Phoenix ai playoffs di questa stagione, tuttavia, la normalità ritrovata e tanto agognata in questi anni, può quantomeno far tornare a sorridere i tifosi dei Suns e regalargli tutto ciò che fino ad oggi è mancato, la speranza di essere finalmente competitivi.

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